Il Papa a Eva: “Non si chiù na malafemmina”

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“Esistono molti luoghi comuni, a volte persino offensivi, sulla donna tentatrice che sfida il male. Invece, c’è spazio per una teologia della donna che sia all’altezza di questa benedizione di Dio per lei e per la generazione umana”. In questo modo si è espresso Papa Bergoglio quasi per volere abbattere una mentalità così cronica e ridicola, permeatasi da sempre in tutte le realtà sociali, dove la donna è stata considerata la causa di ogni caduta peccaminosa, il motivo stesso del peccato, guardato a senso unico e cioè quello maschilista.

Purtroppo in molte parti del mondo la donna è ancora considerata come un soggetto “pericoloso” che deve essere il più possibile coperta per non indurre in tentazione. Il mondo vive in questi due estremi: da una parte abbiamo la donna che deve restare sottomessa al marito e magari spartire anche il proprio affetto coniugale con altre, sapendo quindi di non essere unica; dall’altra parte vedere come si riducono altre donne ormai senza più il minimo pudore anzi, orgogliose di mostrarsi non semplicemente di “facili costumi” ma di scegliere quasi di non indossarli per niente.

Le parole del Pontefice invece hanno sottolineato un aspetto meraviglioso ed unico della femminilità e cioè la maternità: “La donna porta una segreta e speciale benedizione per la difesa della sua creatura dal maligno, come la donna dell’Apocalisse

Che corre a nascondere il figlio dal drago e Dio la protegge. La misericordiosa protezione di Dio nei confronti dell’uomo e della donna, in ogni caso, non viene mai meno per entrambi: non dimentichiamolo”.

Nella storia esistono incredibili esempi della grandezza femminile. Florence Nightingale, pioniere della scienza infermieristica moderna; diligente nella cura del malato, paziente ed empatica verso chi soffre, corretta nella gestione di un ospedale.

O Madre Teresa di Calcutta, nota all’anagrafe come Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Donna di grande cuore e carattere, ha dedicato la sua vita ai poveri. Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979 e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II.

E ancora Emmeline Pankhurst, che nel 1889 fondò la Lega per il diritto di voto alle donne. Per attirare l’attenzione sulla sua causa volta ad ottenere il suffragio per le donne, si fece arrestare in parecchie occasioni e applicò la tattica dello sciopero della fame. I suoi sforzi ebbero successo solo nel marzo 1918, quando le donne di età superiore ai 30 ottennero il diritto di voto

O infine Santa Caterina da Siena, uno dei patroni d’Europa. Diventata un membro laico dell’ordine dei Domenicani, dedicò la sua vita ad aiutare i poveri, i malati e i bambini, lavorando senza sosta negli ospedali e nelle case.

Donne che avevano la “segreta benedizione” che è la forza della mamma che ha nel difendere il proprio bambino da Satana, principe delle tenebre. Una vocazione, non solo verso il figlio naturale ma verso un’intera comunità, che a volte sembra vacillare. Accade quando la donna tradisce la propria vocazione ad essere intrinsecamente madre e materna, al di là del parto; ma essa ha nel suo Dna questo spirito di maternità unico ed incredibile. Ciò la rende docile e nobile, forte e amorevole, contemplativa e pragmatica proprio ad immagine di Colei che Dio ha scelto per una missione unica: dare alla luce il Salvatore del mondo. Don Oreste Benzi diceva sempre che “ogni donna è una madonna”.

 

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