Il mare degli innocenti interroga la coscienza dell’Europa

Foto Vatican News

A Lampedusa Leone XIV ha celebrato la messa sotto lo sguardo materno della Madonna di Porto Salvo. Sabato l’immagine della patrona dell’isola degli sbarchi era accanto al Papa accanto all’altare. Sant’Agostino era solito descrivere la vita umana come navigazione nel mare in tempesta e il suo destino come un porto salvo e sicuro. “Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza – ha detto il Pontefice ai lampedusani-. La vostra fede sia intensificata da questi anni di prova e di impegno generoso. Torni questa venerata Immagine a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione si affidava all’intercessione della Vergine con radicale sincerità”. Infatti, assicura Robert Francis Prevost, “abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra”.

Le tragedie di morti nel Mediterraneo hanno fatto aprire gli occhi sulla strage degli innocenti che in questi anni ha trasformato il Mediterraneo in un grande cimitero e ha squarciato il fitto velo dell’indifferenza che accompagna da anni gli sbarchi dei migranti. Debbono perciò risuonare per ciascuno di noi le domande che il Papa, pellegrino a Lampedusa, ha lanciato:, “Adamo dove sei?” e: “Caino, dov’è tuo fratello?”. Già Francesco nella visita del 2013 a Lampedusa aveva rilevato che “questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte”. Per poi aggiungere: “Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà”.

Le migliaia di innocenti che negli anni sono stati travolti nelle acque del “Mare nostrum” chiedono verità, giustizia e solidarietà, quindi è ora di abbandonare l’ipocrisia di chi continua a pensare che il fenomeno migratorio sia un’emergenza che si auspica ancora di breve durata. Leone XIV rilancia la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto, come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace, l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e dunque una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, secondo Robert Francis Prevost, l’Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. Un compito, avverte Leone XIV, delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa.

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