Il Concistoro di Leone ripudia la guerra

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La Santa Sede ha fiducia nel diritto internazionale per garantire la libertà delle persone e dei popoli. Il rispetto degli impegni assunti, secondo l’adagio antico “pacta sunt servanda”, la fedeltà ai testi elaborati, spesso al prezzo di grandi sacrifici, la priorità accordata al dialogo, sono ugualmente dei mezzi che dovrebbero permettere, sia a livello bilaterale che a livello multilaterale, di evitare, nella misura del possibile, ai più deboli di essere le vittime della volontà malvagia, della forza o della manipolazione dei più forti.

I cardinali sono riuniti in un Concistoro straordinario per discutere su temi di grande attualità a livello ecclesiale e sociale. Tra i temi quello della pace di cui si è occupato San Giovanni XXIII nella Pacem in Terris e il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes. Tra i temi discussi dai cardinali in una situazione di guerra mondiale a pezzi c’è la teoria dellaguerra giusta” che è stata elaborata dai teologi moralisti da molti secoli, ma che deve essere affrontata nel contesto storico di oggi dopo due guerre mondiali e una cinquantina di guerre oggi presenti nello scacchiere mondiale. Le correnti provenienti oggi dai venti di guerra continuano dunque a spirare nella nostra società globale.

Sono certo che i Padri Cardinali nel discutere il problema della pace e della guerra tengano nel debito conto del Magistero sociale che li precede. Mai, infatti, il futuro dell’umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra. La guerra non è mai una fatalità; essa è sempre una sconfitta dell’umanità. Mai la guerra può essere considerata un mezzo come un altro, da utilizzare per regolare i contenziosi fra le nazioni. I papi e i loro collaboratori, illuminati da queste convinzioni, hanno cercato, e tuttora cercano, di indicare all’umanità il cammino, segnalando le condizioni e i doveri che impone la creazione di un ordine internazionale giusto, fondandolo sul diritto naturale, sul diritto internazionale e sul Vangelo.

La Chiesa, da parte sua, interviene in tale comune impegno favorendo e promuovendo una cultura della pace, elaborando anche criteri generali per un’educazione alla pace. E’ importante che si affermi nelle coscienze una visione dell’uomo che tenga in debito conto tutte le sue dimensioni: il rispetto della vita umana dal momento del suo concepimento alla sua fine naturale, la sua dignità, la sua libertà, senza dimenticare il diritto alla libertà di religione. La pace è anche il risultato del rispetto degli strumenti tecnici propri della collaborazione internazionale.

Per Leone XIV è nel cuore dell’uomo che nascono la pace o la guerra, ed è a questo uomo, il quale deve scegliere tra il bene e il male, che la Chiesa ha il dovere di rivolgersi. Essa lo accompagna sul cammino della vita indicandogli la giusta direzione. Essa interpella la sua libertà e la sua responsabilità. È a questa profondità che si costruisce la pace, e ovviamente lì si inserisce, per noi credenti, la preghiera. Nell’infuriare della terza guerra mondiale a pezzi viene azzerata dal concistoro ogni legittimazione morale.

Nessuno dei cinquanta focolai in corso è “giusto”, la Chiesa è ovunque in campo per favorire la riconciliazione come testimoniano il cardinale Pierbattista Pizzaballa in Terra Santa, i pastori rimasti al servizio del popolo ucraino sotto attacco russo, i porporati martiri delle guerre dimenticate in Africa e Asia. Con l’avallo pontificio per le azioni a soccorrere i civili e favorire negoziati. Il Papa esorta, infatti, a far «prevale il dialogo sulla forza: la guerra non è mai benedetta da Dio che ci ha dotati di intelligenza per risolvere i conflitti senza armi iper-tecnologiche. La pace è un dovere di giustizia». Da qui l’appello del Concistoro a fermare le attuali «gravissime tensioni internazionali».

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