Il 28 dicembre, in pieno clima natalizio, segnato da una gioia difficilmente descrivibile per la nascita del Figlio di Dio, il calendario liturgico ci ricorda i Santi Martiri Innocenti, bimbi sotto di due anni, uccisi per ordine di Erode il Grande, nell’intento di eliminare il bambino Gesù. Fin dalla Sua nascita, il Signore è segno di contraddizione fra il bene e il male, e il male si scatena con furia omicida. Alla semplicità e alla gioia dei pastori che adorano il Bimbo, si contrappone la violenza del potere che non può tollerare di essere contraddetto. Contemplando Betlemme, il nostro cuore e la nostra mente non possono non correre ai tanti, tantissimi, piccoli martiri innocenti dei nostri giorni.
Stragi di innocenti sono drammatici eventi di attualità: purtroppo, quotidianamente, siamo investiti da notizie dolorosissime di bimbi uccisi a causa di guerre, di odi razziali e religiosi, pulizie etniche, tentavi disperati di raggiungere luoghi di vita migliore, per mare e per terra. Tragiche immagini di morte popolano i nostri occhi, affollano i nostri ricordi, mentre il pensiero si smarrisce di fronte all’assurdo non-senso degli eventi che stiamo vivendo. Se è vero che ogni bimbo che nasce, è una stella in più che brilla nel cielo, è altrettanto vero che ogni bambino che viene ucciso è una ferita mortale nel cuore dell’umanità. Se è vero che la civiltà di un popolo si misura dalla cura dei più piccoli e fragili, è drammaticamente vero che stiamo vivendo un tempo di “globalizzazione” dell’inciviltà e della violenza omicida.
Bimbi uccisi a Gaza, Ucraina, Nigeria, Sudan, massacrati il 7 ottobre, annegati in viaggi della disperazione: “effetti collaterali” di scellerate decisioni storico-politiche che segnano la “cultura della morte”, figlia della protervia del forte sul debole. A fianco di questo “grido di dolore”, udibile e visibile, ne esiste un altro, non meno tragico, che ormai da lungo tempo passa totalmente inascoltato fino al punto di essere talmente “normale” da trasformarlo in un “bene” da proteggere come “diritto”. Nella “black list”, l’orrenda lista degli innocenti uccisi, strappati alla vita, non può – anzi non deve – mancare il numero dei bimbi vittime dell’aborto legale. Fermo restando che l’orrore non si misura con i numeri, questi – i numeri – degli aborti legali è impressionante: circa 72 milioni nel mondo, nel solo 2024, e in Italia 6 milioni e mezzo dal 1978 ad oggi, 141.000 all’anno, 387 al giorno, senza pause né tregue, neppure durante la pandemia. Anzi, proprio mentre si lottava per il diritto alla salute e alla vita di tanti concittadini infettati dal virus, non si è fatto il ben che minimo sforzo per salvare mamme e bimbi nella morsa di una gravidanza complicata, preferendo imboccare l’autostrada del politicamente corretto: interruzione legale. Il filo rosso che lega ogni strage di piccoli innocenti è il disprezzo della vita: la vita trattata come un oggetto da preservare se piace ed è utile, da manipolare seguendo mode e piaceri, da eliminare se indesiderata o imperfetta. Papa Francesco ha usato parole di una chiarezza impressionante per condannare, senza se e senza ma, il delitto dell’aborto provocato, che non è meno grave perchè praticato in “guanti bianchi”.
L’indicibile dolore suscitato dall’immagine di quella tenerissima bimba adagiata immobile sulla spiaggia lambita dal mare, come quelle di bimbi massacrati in criminali attentati o bombardamenti, mentre lacerano le nostre coscienze assopite dentro leggi inique ed ingiuste, sono la voce di una profezia che non possiamo e non dobbiamo dimenticare: il mondo non avrà mai pace finché l’aborto sarà un diritto. La gioia del Santo Natale, illumini le nostre coscienze e ci aiuti a lavorare ogni giorno perché si rispetti il diritto alla vita di ogni bimbo, fin dal concepimento.

