I poveri al centro del Magistero di Leone XIV

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persona in condizione di povertà. Foto di Timur Weber: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-tenendo-aiuto-disperato-9533305/

A Castel Gandolfo Leone XIV ha voluto sabato duecento poveri alla sua tavola. Una condivisione che è segno di paterna cura verso gli ultimi. Leone XIV ha un legame profondo e costante con i poveri da lui definiti “i fratelli e le sorelle più amati”. Sulle orme del suo predecessore Francesco, Robert Francis Prevost rimarca la continuità con la tradizione della Chiesa nell’attenzione ai poveri richiamandosi al Vaticano II. Un mese prima di aprire il Concilio ecumenico, Giovanni XXIII afferma che la Chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa è di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri. Negli anni successivi la scelta preferenziale per i poveri è entrata nei documenti del Magistero. Si tratta di un’attenzione che ha la sua origine nel Vangelo ed è documentata già nei primi secoli di cristianesimo.

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Povertà minorile. Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-berretto-in-maglia-nera-e-giacca-marrone-in-piedi-sul-ponte-di-legno-4874511/

I Padri della Chiesa, nel II o III secolo, riflettevano su come si debbano trattare i poveri. Per esempio, non è del tuo avere che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l’uso di tutti, ciò che tu ti annetti. La terra è data a tutti e non solamente ai ricchi. Sono parole di sant’Ambrogio, servite a papa Paolo VI per affermare, nella “Populorum Progressio“, che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto, e che nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. Le numerose citazioni bibliche danno all’enciclica di Giovanni Battista Montini una tonalità evangelica. Vengono richiamate tutte le parabole sui ricchi e i poveri.  San Giovanni Crisostomo affermava: “Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro“.

Il Papa a tavola per la Giornata Mondiale dei Poveri (foto: Vatican Media)

L’attenzione per i poveri è nel Vangelo ed è nella tradizione della Chiesa: richiede anche un diverso atteggiamento pastorale. L’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, aveva ribadito Francesco. Il Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione e l’ esortazione apostolica Evangelii Gaudium hanno affidato il cammino della Chiesa alla materna e premurosa intercessione di Maria. Perché “ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della
tenerezza e dell’affetto”. In lei “vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti”. Leone XIV affronta il tema della povertà definendola un “luogo teologico” e non un caso fortuito. “Dilexi te” denuncia un’economia che genera disuguaglianze ed emarginazione, evidenziando come i poveri siano le prime vittime dei corrotti e dei prepotenti. “I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno– avverte Leone XIV-. Lo incontrino, anzitutto, in coloro che si dicono cristiani. Nella Chiesa, suo Corpo, è Gesù che offre pane e amicizia; porta luce e un orizzonte di speranza. Pronuncia il nome di ciascuno e restituisce a tutti dignità. Gesù di Nazaret è il dono di Dio ai poveri. In Lui tutte le promesse diventano realtà”.

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