Ogni 5 marzo si celebra la Giornata Internazionale di Sensibilizzazione al Disarmo e alla Non Proliferazione, proclamata nel 2023 per richiamare la comunità internazionale all’urgenza del disarmo, in particolare di quello nucleare. Non si tratta di una ricorrenza simbolica, ma di un forte appello alla responsabilità collettiva. La risoluzione dell’Onu che ha istituito questa giornata è stata sostenuta con convinzione dal Kazakistan, Paese che durante la Guerra Fredda fu il principale poligono di tiro per le esercitazioni nucleari. Una scelta che conferisce a questa iniziativa un valore ancora più profondo: proprio chi ha conosciuto sulla propria terra le conseguenze devastanti della corsa agli armamenti si fa oggi promotore di un cammino diverso.
Guardando alla situazione internazionale, e in particolare alle tensioni in Medio Oriente, soprattutto in Iran, questa giornata assume un significato drammaticamente attuale. È sotto gli occhi di tutti che è in atto uno scontro grave e pericoloso, che rischia di trascinare interi popoli in una spirale incontrollabile. Fermare questa deriva è un dovere morale che interpella ciascuno di noi. Il disarmo nucleare, insieme al dialogo interreligioso, rappresenta una via concreta per disinnescare l’odio e costruire percorsi di pace duraturi.
Non possiamo ignorare un dato che interroga profondamente le coscienze: circa il 90% delle armi nucleari è detenuto da popoli di antica tradizione cristiana. Questo impone una riflessione seria e una responsabilità particolare. Se ci diciamo discepoli del Vangelo, non possiamo accettare che strumenti di distruzione di massa continuino a incombere sull’umanità come minaccia permanente. Occorre un impegno rinnovato per promuovere la pace e la fraternità tra i popoli, evitando il deflagrare di nuovi conflitti.
In questo solco si inserisce l’azione di Civiltà dell’Amore, che con determinazione continua a promuovere il disarmo nucleare e una cultura di pace. Lo abbiamo fatto anche nel recente convegno internazionale di Assisi, organizzato in occasione dell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi, dove è stato lanciato un accorato appello alla conversione e alla pace nucleare, in sintonia con il richiamo di Papa Leone XIV alla “Pace Disarmata e Disarmante”.
In questa stessa direzione va l’appello formulato nelle scorse ore dalla Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE), riunita a Bruxelles, che ha invitato l’Unione Europea a restare unita e a rinnovare la propria vocazione di progetto di pace. De-escalation, rilancio degli sforzi diplomatici, rispetto coerente del diritto internazionale, anche in materia di non proliferazione nucleare: sono questi i pilastri su cui costruire un futuro diverso. È tempo di uscire dalle sagrestie e di lanciare un messaggio chiaro all’umanità intera: la pace non è un’utopia, ma una responsabilità. Senza se e senza ma.

