Editoriale

Hiv, la strage silente che il mondo trascura

Nell’ultimo anno l’Aids ha ucciso 650 mila persone e si stima che nel mondo circa 5,9 milioni di persone non conoscono la loro positività all’Hiv. Il numero delle nuove diagnosi è diminuito nel tempo passando dal picco del 1996 con 3,2 milioni di nuove infezioni a circa 1,5 milioni nel 2021. Purtroppo oggi a causa di una minore percezione del rischio una quota significativa di pazienti diventano consapevoli dell’infezione da HIV quando viene loro diagnosticata una grave patologia sia essa di natura infettiva che tumorale.

L’infezione da HIV e l’AIDS è comparsa negli anni ’80 e si è diffusa nei decenni successivi in tutto il mondo in forma pandemica, causando milioni di contagiati e di morti. Attualmente grazie alla disponibilità di efficaci cure, l’infezione/malattia da HIV è trattabile, ma non ancora guaribile. Del resto, ad oggi, non esistono vaccini preventivi di questa infezione. Per questo, nell’attuale contesto epidemiologico è vitale non ridurre l’attenzione su HIV/AIDS, ma mantenere un alto livello di guardia perché la problematica sussiste ancora oggi; certamente essa è in forma diversa rispetto ai primi anni, ma ha ancora un grande impatto a livello globale sia in termini di morbidità e mortalità. La tossicodipendenza con scambio di siringhe ed il conseguente contatto con sangue infetto è uno dei fattori di maggior rischio per la trasmissione di HIV ed ha rappresentato, negli anni ’80 e ’90, la principale modalità di trasmissione dell’infezione da HIV in Italia.

Attualmente anche in Italia la modalità prevalente di trasmissione è rappresentata dai rapporti omo-eterosessuali. Grazie all’efficace controllo dei donatori di sangue mediante test ELISA è quasi scomparso il rischio di trasmissione legata alle emotrasfusioni ed agli emoderivati, che hanno invece giocato un ruolo importante all’inizio dell’epidemia, quando ancora si avevano conoscenze parziali ed incomplete sulle caratteristiche del virus e le sue modalità di trasmissione. Esiste anche la possibilità di una trasmissione materno-infantile che avviene in occasione del parto e, che prima del sistematico utilizzo di zidovudina al travaglio e della HAART in corso della gravidanza, si rendeva responsabile di circa il 20% dei casi di trasmissione da madre HIV+ al bambino. Oggi, nei Paesi industrializzati questo rischio grazie ai farmaci anti HIV, si è praticamente azzerato (fatto salvo in quelle donne che non accedono alle strutture sanitarie in gravidanza) e ciò ha indirettamente favorito, il rinnovato desiderio di maternità tra le donne positive all’Hiv.

La diagnosi eziologica si effettua dimostrando la presenza del virus nel sangue (RNA-HIV) ed in liquidi biologici o la comparsa della risposta anticorpale diretta nei suoi confronti. La presenza del virus è massima durante la fase acuta per poi decrescere nel lungo periodo di infezione cronica, mentre la presenza di anticorpi (che compaiono entro 4-8 settimane dal contagio, quindi dopo il cosiddetto “periodo finestra”) persiste per tutta la vita. È importante ricordare che questi anticorpi non hanno carattere protettivo e quindi non conferiscono immunità, ma indicano solo l’avvenuta infezione e la sua persistenza nel tempo.

La terapia antiretrovirale in un paziente “naive” (cioè mai trattato) è una terapia di combinazione di più farmaci ad azione anti HIV. Questa terapia di combinazione introdotta nel 1994 e denominata Highly Active Antiretroviral Therapy (HAART) ha rappresentato un punto di svolta nella gestione dei soggetti HIV+ poiché ha determinato un netto miglioramento della prognosi e della qualità di vita dei soggetti HIV, una ridotta insorgenza di resistenze da parte di HIV e tutto questo ha consentito di rendere questa infezione/malattia, se non guaribile, almeno efficacemente trattabile.

I dati dell’UNAIDS sull’epidemia di HIV e AIDS, stimano che nel 2021 a fronte di 38,4 milioni di persone che vivono con il virus, ci siano state 1,5 milioni di nuove diagnosi. Dei 38,4 milioni di persone che vivono con l’infezione da HIV, 36,7 milioni sono adulti e 1,7 milioni sono bambini con meno di 15 anni. il 54% dei casi riguarda la popolazione femminile. Alla fine di dicembre 2021, 28,7 milioni di persone con l’HIV hanno avuto accesso alle terapie antiretrovirali, che rappresenta il 75% del totale. Nel 2021, l’81% delle donne in gravidanza ha avuto accesso alle terapie antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus al nascituro.

Prof. Roberto Cauda

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