Che cosa cercano le migliaia e migliaia di giovani che stanno andando a Roma per il giubileo? Che cosa cerca la gente che va ai concerti pop, jazz? Che cosa cerca chi va in vacanza? Che cosa cerca? C’è una domanda a cui tutti questi eventi tentano di rispondere: da cosa dipende la vita?
In questa domenica sia la prima lettura, in maniera brutale, sia poi il Vangelo, che indica anche una via di soluzione, rispondono a questa domanda. La prima lettura è il Qohelet, scritto da un autore anonimo. Qohelet significa colui che parla alla comunità: è uno che scrive in un periodo di grande prosperità per l’Israele dell’antichità. Dice: “Vanità delle vanità, vanità delle vanità, tutto è vanità”. La parola vanità sta ad indicare il vuoto, un vento che non porta a niente. Allora a questa domanda da che dipende la vita, il Qohelet dice guardate tutto quello che vi sembra fondamentale invece è vanità, cioè è vuoto.
Il Vangelo lo dice in maniera come dire più intensa ed ha anche delle vie di soluzione. Il Vangelo di Luca, Luca sappiamo che è molto attento alla questione delle ricchezze, perché allora, oggi e sempre ci sarà sempre un vitello d’oro, cioè i cosiddetti “beni rifugio”. Il Salmo dice signore se è stato per noi un rifugio di generazione in generazione. La gente oggi cerca i beni rifugio, questo è il problema e quindi vanità delle vanità.
Però c’è una ricerca autentica, tutte le folle di giovani che sono passati anche nelle nostre città, nelle nostre parrocchie, nelle nostre cattedrali, sono ammirevoli: cantano, ballano, adesso sono a Roma, poi a Tor Vergata, sono impegnati in una ricerca autentica di felicità. Finiti questi giorni, finiti i tanti e i balli, cosa rimarrà nella loro vita? Stanno esprimendo un desiderio, una necessità profonda e hanno provato a trovarla, intanto nello stare insieme. Poi in questa voglia di cantare perché qualcuno vuole fare una festa con noi.
E siamo al Vangelo allora. “Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “Oh uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. Echeggia, anche se in ambiti del tutto diversi, quella espressione di Papa Francesco quando disse “chi sono io per giudicare?” La Dottrina della Chiesa è la nostra stella polare, ma è molto in alto e noi siamo sulla terra. Per chi cammina sulla terra, a volta cadendo e aggrappandosi come può, c’è una misericordia grande. Gesù sta dicendo che non vuole essere giudice fra due persone, ma invita a tenersi alla larga dalla cupidigia. Che cos’è la cupidigia? È un desiderio smodato, che causa tutte le divisioni, tutte le sofferenze. I desideri – se non sono smodati – sono una cosa buona, guai a spegnere i desideri, lo dicono anche gli psicologi. La morale cristiana non demonizza le ricchezze, ma dice: se hai, hai per dare.
Questa espressione, questo principio non lo troviamo scritto da nessuna parte, però è dentro anche questa parola del Vangelo, e alcuni teologi moralisti hanno preso il coraggio per dirlo: “hai per dare”. Chi ha delle grandi possibilità, è chiamato proprio a mettere a disposizione del bene comune, investimenti, assunzioni, abbiamo tutti questi problemi legati al mondo del lavoro.
Ognuno sa che cosa significa per lui la cupidigia, il voler accumulare. Penso a quanti in questo momento stanno investendo in armi, perché grande è il ritorno economico, secondo quanto mi hanno detto alcuni esperti del settore. Questo è immorale. Come investiamo, come utilizziamo le risorse a nostra disposizione? A livello globale, stupiscono le scelte dei governi che decidono di investire sulle armi: questo significa investire sulla guerra e non sulla pace. E poi andiamo a livello ampio delle nazioni, a livello sociale, queste scelte perverse dei governi, che vogliono investire sulle armi, quindi sulla guerra e non sulla pace. Noi cristiani continuiamo a ripeterlo, ma nessuno ci ascolta, non viene ascoltato neanche il Papa. I governi sono sordi a questo appello. La terra non è nostra, la terra è di Dio, ci è stata data in comodato: la possiamo soltanto utilizzare, coltivare e custodire.
Il Vangelo di Luca continua un po’ su questo tono, fino ad arrivare a quell’espressione stupenda, guardate gli uccelli del cielo, guardate i gigli del campo, in questo tempo, un po’ di vacanza, dove possiamo essere da qualsiasi parte riusciamo a contemplare un fiore che è nascosto in mezzo alle rocce o le conchiglie sulla sabbia, ad osservare la meraviglia che ci circonda? Allora, guardate gli uccelli del cielo, i gigli del campo e fidatevi del nostro Padre.

