Giornata della Pace: l’etica dell’Intelligenza Artificiale al centro delle sfide globali

Immagine creata con Intelligenza Artificiale

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – dapprima con la risoluzione 36/67 del 30 novembre 1981 e successivamente, con la risoluzione A/RES/55/282 del 7 settembre 2001 – ha fissato la data del 21 settembre per la celebrazione annuale della Giornata internazionale della pace: “una giornata mondiale di cessate il fuoco e di non violenza”, rivolgendo a tutte le nazioni e a tutti i popoli l’invito a “rispettare la cessazione delle ostilità per l’intera durata della Giornata”. Ai fini di un’adeguata commemorazione del 21 settembre, tutti possiamo essere architetti della pace e fare, ogni giorno, la nostra parte, scegliendo di “custodire la logica della pace con verità, sobrietà, prossimità e cura”. Del resto, “la civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione”.

All’indomani della seconda guerra mondiale la pace venne assunta quale principio fondante del nuovo ordine internazionale, come attesta, in particolare, la Carta delle Nazioni Unite, il cui Preambolo enuncia il solenne proposito di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”. Ciononostante, assistiamo al dramma di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”; viviamo in un tempo di notevole cecità spirituale e culturale, in cui “mai prima d’ora il progresso scientifico ha offerto opportunità così straordinarie mentre contemporaneamente crea rischi così profondi per il nostro futuro comune”. L’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi, le tecnologie quantistiche, le capacità informatiche e le infrastrutture computazionali avanzate stanno ridefinendo il concetto stesso di sicurezza e il loro impiego sta cambiando il modo in cui si combattono le guerre, rendendo gli attacchi più rapidi, più frequenti e più letali, specialmente nelle aree densamente popolate dove i bambini vivono, studiano e giocano.

Sono illuminanti, a tal proposito, le parole dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: la rivoluzione digitale ha riscritto “la grammatica dei conflitti”: alla guerra “visibile” si sono affiancate forme ibride: attacchi cibernetici, manipolazione dell’informazione, campagne di influenza e automazione delle decisioni strategiche. Guerre asimmetriche che vengono combattute sul terreno economico, finanziario e informatico, con l’uso di disinformazione e campagne che alimentano paura, per influenzare l’opinione pubblica.

È proprio nell’ambito di queste nuove forme di conflitto che l’intelligenza artificiale, ove disgiunta da un saldo presidio etico e da una chiara imputazione della responsabilità umana, “rende più rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte” e può “rendere opache le responsabilità, alimentare una cultura in cui il nemico è ridotto a dato e la vittima a danno collaterale”. D’altra parte, la tecnologia non è, in concreto, neutrale, perché “assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Il modo in cui la progettiamo, la governiamo e la utilizziamo riflette i valori che scegliamo di difendere.

Lo scenario geopolitico attuale ci impone, con urgenza, di individuare un nuovo paradigma globale, capace coniugare innovazione, responsabilità ed etica. L’intelligenza artificiale richiede un approccio sobrio e vigile sotto l’egida del discernimento morale e spirituale che custodisca il primato della persona, per impedirle di dominare l’umano. Tale “riserva di umanità” è imprescindibile affinché sia sempre l’intelligenza umana a guidare le innovazioni tecniche e a stabilirne con responsabilità l’uso e i limiti.

Investire nella pace, oggi, significa anche pretendere che l’intelligenza artificiale sia sviluppata nel rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, con trasparenza e responsabilità, non come una minaccia da subire, ma come uno strumento da orientare, con regole condivise, al bene comune. In tale contesto, si inserisce la Dichiarazione di Roma. “L’umanità sulla soglia: una dichiarazione sull’intelligenza artificiale e le armi nucleari”, che – ispirata alla Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV – traduce in proposte concrete la visione pontificia di una pace “disarmata e disarmante”.

Il documento nasce all’esito dei lavori della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, che si sono tenuti – dal 14 al 16 luglio 2026 – presso il Borgo Laudato Si’ nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo e si sono conclusi, con una sessione finale, nella Sala Giulio Cesare del Campidoglio, sede simbolica della rappresentanza democratica della Capitale.

La Dichiarazione (https://www.globalnobelassembly.org/rome-declaration) fissa sei principi guida per una governance condivisa dell’intelligenza artificiale e del rischio nucleare e si conclude con una citazione di Bertrand Russell e Albert Einstein: “Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto”. A tale monito – come ricordato dal cardinale Silvano Maria Tomasi, Presidente della Fondazione Communis, citando la Magnifica Humanitas – si lega, inevitabilmente, la scelta che oggi l’umanità è chiamata ad affrontare: “Quella di costruire una nuova Babele dove il potere tecnologico diventa un idolo che promette la salvezza, riducendo al contempo la persona umana a dati, efficienza e controllo; oppure ricostruire Gerusalemme dove la diversità diventa comunione, la tecnologia è al servizio della fraternità e ogni innovazione si misura in base alla dignità della persona umana piuttosto che all’espansione del potere”.

La pace è, infatti, un compito da assumere e non “un intervallo precario tra conflitti”, è “un ordine fondato sulla giustizia, sulla fiducia reciproca, sul rispetto del diritto e sulla dignità inviolabile di ogni essere umano”, riprendendo le parole del Cardinale Fabio Baggio, Pro-Prefetto del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale.

 

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