Giornata della carità, prendersi cura dell’altro per costruire un mondo più umano

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L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 17 dicembre 2012, con la risoluzione A/RES/67/105, designa il 5 settembre Giornata internazionale della carità, per commemorare l’anniversario della scomparsa di Madre Teresa di Calcutta, morta il 5 settembre 1997 all’età di 87 anni, che ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1979 per la “lotta per superare la povertà e il disagio nel mondo, che costituiscono anch’essi una minaccia alla pace” (Cfr. Comunicato stampa – Premio Nobel per la Pace 1979 – NobelPrize.org). Nel testo della risoluzione sopra richiamata è espressamente affermato il ruolo della carità “nell’alleviare le crisi umanitarie e la sofferenza umana all’interno delle nazioni e tra le nazioni” e l’invito a commemorare la Giornata internazionale della carità in modo appropriato, incoraggiando la carità, anche attraverso attività educative e iniziative di sensibilizzazione pubblica.

Del resto, la medesima risoluzione evidenzia che “la carità può contribuire alla promozione del dialogo tra persone appartenenti a diverse civiltà, culture e religioni, così come alla solidarietà e alla comprensione reciproca”. Nella dottrina sociale della Chiesa, la carità, dal latino caritas, traduzione del greco agàpe, non è semplice beneficenza o filantropia assistenziale, ma è “una forza che sollecita a correggere ed elevare gli altri”, come messo in luce da Sant’Agostino, che la definisce “la radice di ogni bene, come la cupidigia è radice di ogni male”.

Agàpe è infatti donazione reciproca e gioiosa e nihil caritate dulcius, come afferma Sant’Ambrogio nella sua opera De officiis. Nella Prima Lettera di San Giovanni è celebre la definizione: “Dio è agàpe, amore” (4,8.16). La manifestazione concreta della vera carità emerge nella famosa parabola evangelica del Buon Samaritano: questi non passa oltre, ma si fa vicino all’uomo ferito, ne fascia le ferite, lo conduce in un luogo sicuro e si prende cura di lui (Luca 10,33-35).

La carità, annoverata tra le tre virtù teologali, unitamente alla fede e alla speranza, è ritenuta la più grande di tutte (cfr. San Paolo, Prima Lettera ai Corinzi). Invero, “La carità anima tutta l’esistenza. Essa sta alla radice della fede e della speranza”; “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”, come insegna l’Apostolo Paolo.

Essa rappresenta il più grande comandamento sociale (Catechismo della Chiesa Cattolica – La persona e la società) ed “è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera […] una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace” (Enciclica Caritas in veritate, 29 giugno 2009).

La testimonianza concreta di tale virtù, radicata nell’amore, nella fraternità e nel dono di sé a favore del prossimo, costituisce il tratto qualificante dell’esistenza e dell’opera della suora dal sari bianco, proclamata Santa da Papa Francesco nel 2016, in occasione del Giubileo della Misericordia. Nell’esempio luminoso della Santa di Calcutta, che ha consacrato la vita al servizio dei più poveri, la carità non è semplice assistenza, ma coinvolgimento personale per restituire dignità a chi è dimenticato.

Aiutare i poveri non significa semplicemente offrire ciò che avanza, ma condividere qualcosa di sé, accettando anche una rinuncia personale. Fare carità non significa semplicemente “distribuire il superfluo”. L’aiuto autentico non si esaurisce nell’atto materiale del soccorso, ma diviene occasione di incontro personale, restituendo volto, voce e dignità a chi rischia di rimanere invisibile ai margini della società. La carità occupa il vertice della vita morale cristiana: essa è la forma delle virtù, perché anima, ordina e perfeziona ogni atto buono, orientandolo a Dio e al servizio del prossimo. Per questo, il valore delle opere non si misura soltanto dalla loro apparenza esteriore, ma dalla carità che le ispira e le sostiene. La carità costituisce la norma degli atti umani (cfr. San Tommaso d’Aquino, La Legge della divina carità). In un mondo segnato da povertà, guerre, solitudini, disuguaglianze e fragilità sociali, dove ciascuno è chiamato a fare la propria parte, la carità diventa una forza capace di rompere l’indifferenza e di costruire legami più umani e più giusti.

E “chi manca di carità non solo manca di fede e di speranza, ma toglie speranza al suo prossimo” (Messaggio del Santo Padre per la IX Giornata Mondiale dei Poveri [16 novembre 2025] (13 giugno 2025)). La commemorazione della giornata internazionale della Carità intende richiamare la responsabilità individuale e collettiva nell’esercizio di opere caritatevoli orientate ad alleviare la “fame di dignità, di ascolto e di amore” dei poveri e degli emarginati.

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