Gesù luce del cuore: dalla cecità alla fede che dona pace

Nelle ultime tre domeniche di Quaresima, prima di celebrare la Domenica delle Palme, la chiesa ci sta facendo fare un cammino ordinato e attraverso i brani del Vangelo che ci presenta ci aiuta a riconoscere chi realmente è Gesù. Nella terza domenica di Quaresima, abbiamo ascoltato l’episodio della samaritana pozzo. Questa donna ha le sue ferite, le ferite della vita. Come ogni giorno lontana da tutti si reca al pozzo per prendere l’acqua. Non vuole. Essere giudicata. Ha già tanto sofferto. Gesù si offre come la vera acqua che disseta. Lei lascia la brocca. Non le serve più.. la vera acqua è scesa nel suo cuore e corre in città a testimoniare ciò che è accaduto e diventa catechista del signore.

Nella quinta domenica di Quaresima, ascolteremo l’episodio della risurrezione di Lazzaro. Questo episodio ci testimonia che Gesù è la vera vita, la morte non è l’ultima parola. La morte non viene da Dio. La vita viene da Dio. Nella quarta domenica di Quaresima, ovvero Oggi ascoltiamo la guarigione del cieco. Non vedere diventa un limite. Ma oggi c’è ci insegna che tanti uomini e tante donne hanno la vista degli occhi, ma purtroppo non hanno la vista Del Cuore.. molti potenti dicono di vedere ma come è possibile che il signore ha messo nei nostri cuori la capacità di amare e noi ci autodistruggiamo con le guerre. Allora, in realtà, gli dice di vedere cieco e chi è cieco forse vede perché ha la luce di Dio nel cuore. Ma Gesù mostra compassione e guarisce, ridona la vista.

Voglio raccontarvi di una ragazza che è morta nel 1964. Forse molti di voi non l’hanno neanche sentita nominare. Lei è Benedetta Bianchi Porro. Ha una vita straordinaria. Nacque in provincia di Forlì il 10 Agosto del 1936. A 13 incomincia ad avvertire disturbi all’udito e in pochi anni diventò sorda. A 17 anni, pur essendo sorda, si iscrive alla facoltà di medicina a Milano perché vuole dedicarsi agli altri. Intanto la malattia avanza ed è lei stessa a diagnosticarla: è la neurofibromatosi, una specie di tumore del sistema nervoso.

Il 27 febbraio 1963, all’età di 26 anni, Benedetta venne operata per la seconda volta alla testa, per asportare una significativa presenza tumorale. Il 28 febbraio, giorno dopo dell’intervento viene celebrata la messa nella sua camera e i suoi occhi si arrossano diventa cieca. Era studente in medicina e si era preparata a questo drammatico evento e aveva imparato l’alfabeto muto. E le rimase solo le mani per comunicare con la mamma. Lei riconosceva la mano della mamma toccando gli anelli che indossava. Nonostante tutto questo, il suo volto resterà sempre sereno e la sua ultima parola prima di morire fu grazie e qualche istante prima di morire chiese alla madre di inginocchiarsi al suo letto e di pregare insieme a lei il magnificat. Dapprima la mamma rifiutò, ma poi pregò con la figlia.
Rimane dì questa ragazza un inestimabile ricchezza tra le sue lettere così come testimoni alla mamma.

A Maria attraverso la mamma dice: “come è bella la vita Maria e come vorrei trovare le parole adatte per ringraziare Dio che me l’ha data”. E a Franci, la sua amica dice: “nel buio della mia solitudine. Io cerco di essere serena e di far fiorire la mia vita con le opere di carità. Mi preoccupo degli altri e trovo la pace”. Parole stupende. Qui c’è il segreto della serenità di Benedetta. A Natalino, un giovane portatore di handicap disperato, dice: “Ho 26 anni come te. Il letto é la mia dimora e da un po’ di tempo sono diventata cieca. ma non sono disperata. Io so che in fondo alla via c’è Gesù. La vita è una veloce passerella. Non costruite la casa sulla passerella”. A Umberto, giovane senza fede e ammalato dice “ quanto vorrei darle la mia fede, darle la mia pace. Non si ponga tanti perché. Si abbandoni a Dio come una pecorella che cammina dietro il pastore.”.

Ad Anna dice: “ ho Dio con me. Come sto bene”. L’amica Giuliana, nel Natale del 1963 le fa toccare il crocifisso. Benedetta più volte passa la mano sul crocifisso e poi dice: “ anche io come lui, ma sempre in serena Letizia”. Benedetta era cieca negli occhi, nella carne, ma avevo una vista profonda nel cuore. È proprio il messaggio del Vangelo di questa domenica. Il Vangelo di oggi ci ricorda che non bastano gli occhi per vedere l’essenziale della vita occorre un’altra vista la vista Del Cuore.

Spesso l’uomo vede e giudica i fatti perché è condizionato dall’orientamento del cuore. Ci manca la libertà ci manca l’umiltà, ci manca spesso una frequenza costante e quotidiana con Cristo. Un orgoglioso vede sempre occasioni di discussione e di polemica. Mentre un Umile vede sempre occasioni di serenità di pace, di vicinanza. Un egoista sarà sempre scontento. Un generoso avrà sempre qualcosa da dare, avrà sempre qualcosa da dare agli altri ed è felice. Tutto questo ci condiziona anche nei confronti di Dio. Se siamo orgogliosi, non comprenderemo mai il disegno e il mistero di Dio. Se al contrario, siamo umili, leggeremo nei suoi disegni la nostra salvezza.

Gesù si avvicina al cieco, impasta un po’ di Creta con la sua saliva per Indicarci che la sua onnipotenza è pronta a impastarsi con la nostra fragilità e poi lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe. Chiede quindi un atto di fede da parte del cieco e lui lo fa..

Anche con noi, il Signore vuole impastare la sua onnipotenza con le nostre fragilità e ci chiede però l’obbedienza, l’abbandono, la totale fiducia. Ci chiede di dire: Gesù, confido in te. Solo quando il nostro cuore realmente si apre a Dio, siamo capaci di ricevere la vera vista. Il cuore si apre quando c’è l’umiltà. Gesù chiede al cieco guarito: “ tu credi nel figlio dell’uomo?”. “E chi è Signore perché io credo a lui?”.

Oggi siamo invitati a fare questo atto di fede e questa confessione: sì, Signore io credo che tu sei Dio, Salvatore della mia vita.

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