Gesù e i Dodici: la compassione che trasforma il cuore dell’uomo

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Foto di congerdesign da Pixabay

Quando mi trovo dinanzi a questa pagina del Vangelo, provo sempre tanta commozione. Sono diversi i motivi. Innanzitutto, mi colpisce l’atteggiamento di Gesù: non un Dio lontano, assente, distratto per le cose che accadono, ma un Dio vicino, presente, Dio con noi, tanto da toccare con mano il dolore dell’uomo, la sua fame, sete, il suo bisogno e sentirne compassione. C’è la visione di una umanità stanca e sfinita. Le pecore, quando sono guidate dal pastore, camminano sicure. L’umanità che vede Gesù è una umanità che non ha una guida e quindi spesso si perde in strade sbagliate. Ecco perché l’invito a pregare perché mai manchino nel mondo uomini capaci di prendersi cura di tutta questa umanità.

Il secondo motivo che mi provoca commozione dinanzi a questa pagina del Vangelo è proprio il sentir elencare i nomi dei 12 apostoli.

Uno potrebbe dire: “ma DON sono solo dei nomi”. Sì, possiamo leggere anche così: solo dei nomi. Ma quelli non sono solo dei nomi, o dei numeri. Quei 12 chiamati sono 12 vite, 12 storie, 12 pagine di un unico grande libro che si chiama storia della salvezza. Chi erano: Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota. Mi commuove per come Gesù incontra le persone per cambiare innanzitutto le loro vite e affida a loro una missione grandissima che con sole capacità umane nessuno potrebbe portare al termine, ma con la grazia di Dio, l’impossibile diventa possibile, il poco diventa molto, la miseria diventa abbondanza perché la Parola di Dio trasforma ciò che incontra e tocca, innanzitutto il cuore dell’uomo e poi tutto ciò che lo circonda. È importante pregare per i sacerdoti, perché attraverso la loro missione le anime vengono portate a Dio e Dio nel cuore degli uomini.

Da pochi giorni abbiamo celebrato la solennità del Sacro Cuore di Gesù. Ecco come deve essere il cuore sacerdotale: un cuore ricco di compassione. Così ha ricordato Papa Leone XIV in occasione del Messaggio per la Giornata della Santificazione Sacerdotale 2026: rivolgo anzitutto a me stesso e a tutti voi le parole che Dio indirizzò al popolo di Israele: «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo» (Lv 19,2; cfr 1Pt 1,16). Questa chiamata divina attraversa i secoli, risuonando anche oggi con forza per ogni credente e, in modo particolarmente esigente, per noi sacerdoti. La santità non è un’opzione fra le tante né un ideale astratto: chiama in causa la stessa identità di ogni persona che vuole partecipare alla vita del Risorto.

E ancora, ha detto: Carissimi sacerdoti, rinnovate ogni giorno il vostro “eccomi” davanti al Cuore trafitto di Cristo. Consegnatevi totalmente a Lui, affinché possiate amare il suo popolo con lo stesso amore con cui Egli lo ama. E ricordate con gioia, come amava ripetere il Santo Curato d’Ars, che “il sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù”.

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