“Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene ma impegnarsi per la libertà degli altri”, insegna il premio Nobel per la pace Nelson Mandela. Oggi 30 luglio si celebra la Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani e il tema scelto dall’Onu per l’edizione 2025 è “fermare lo sfruttamento”. La ricorrenza, inoltre, coincide quest’anno con il Giubileo dei giovani ed è proprio a loro che Francesco si rivolse poche settimane prima della sua scomparsa per esortali a “lottare contro la tratta” e a diventare “ambasciatori di speranza e agire con tenacia e amore per mettersi a fianco delle vittime e dei sopravvissuti”.
Perciò “in questo anno giubilare camminiamo insieme, come pellegrini di speranza, anche sulla strada del contrasto alla tratta”. La stessa paterna sollecitudine verso le moderne schiavitù è testimoniata dal suo successore Leone XIV che negli anni trascorsi in Perù come missionario e vescovo soccorreva e aiutava le donne assoggettate al racket del meretricio coatto. Eccole le fiammelle di luce che unite possono rischiarare la notte finché non spunti l’aurora. Le Nazioni Unite segnalano ai governanti e all’opinione pubblica la complessa connessione tra la tratta di esseri umani e le reti criminali organizzate, richiamando la necessità di una risposta coordinata per fermare i mercanti di carne umana e garantire un approccio centrato sulle vittime. A livello globale sono milioni le vittime dei nuovi negrieri. “I clan sfruttano i flussi migratori, le catene di approvvigionamento e le piattaforme digitali per facilitare la tratta transfrontaliera”, rileva l’Onu.
Da molti anni, sulle orme del Servo di Dio don Oreste Benzi, ci prodighiamo nella Comunità Papa Giovanni XXIII per dare una seconda possibilità alle ragazze che riusciamo a sottrarre ai loro aguzzini, anche attraverso attività lavorative e la condivisione di modelli valoriali ed esperienze costruttive. “È dal cuore che parte la prostituzione, ma è anche dal cuore che può iniziare il bene – ripeteva don Benzi già negli anni Novanta -. I maschi devono capire che se vanno dalle prostitute contribuiscono a schiavizzare queste ragazze e a incrementare le organizzazioni criminali”.
Un monito quanto mai attuale che si identifica perfettamente con il motivo ispiratore della Giornata 2025 (“La tratta di esseri umani è criminalità organizzata”) e che riecheggia la testimonianza di Santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese, sin da bambina vittima di tratta, divenuta simbolo dell’impegno della Chiesa universale contro un fenomeno terribile quanto sottovalutato o ammantato di complice indifferenza. Un recente studio quantifica in 44 milioni le persone, soprattutto donne e bambini, giovani, migranti e rifugiati, intrappolate in questa schiavitù moderna. Un abominio che si sostanzia nel commercio di organi e tessuti umani, nello sfruttamento sessuale di bambini e bambine, nel lavoro forzato, nella prostituzione, nel traffico di droghe e di armi. La tratta a fini sessuali è la più antica delle ingiustizie. Nel tempo i meccanismi economici e criminali si sono affinati per trarre profitti dallo sfruttamento delle più deboli delle creature. Il Magistero pontificio propone l’ascolto, la vicinanza e la compassione come strumenti per aiutare a rimettersi in piedi le vittime di questo turpe e spietato business alimentato da guerre, conflitti, carestie e conseguenze dei cambiamenti climatici. Finché la dignità umana è calpestata nessuno di noi è veramente libero. Il rispetto dei diritti fondamentali resterà inattuato finché non verrà prevenuta, bandita ed eliminata la tratta. A tutte le persone di buone volontà è rivolto l’appello a non tacitare la coscienza mentre innocenti dell’età delle loro figlie e nipoti soffrono le pene dell’inferno sulle strade e nella prigionia di una piaga che grida misericordia al cielo. La tratta degli esseri umani si può sconfiggere portando avanti e intensificando l’educazione, l’azione formativa in tutte le scuole di ogni ordine e grado affinché possa cambiare la mentalità che genera lo sfruttamento e la mercificazione dell’altro. Va curata questa “malattia dell’umanità, un modo sbagliato di pensare della società” come disse Francesco e celebrare la giornata internazionale può aiutarci finalmente a metterci dalla parte giusta della storia.
Fonte: Avvenire

