A Rimini nei giorni 5-7 settembre si celebreranno le “Giornate di don Oreste”, in occasione del centenario della sua nascita. Ma chi è don Oreste Benzi? Come tutti i migliori interpreti del cristianesimo nella storia non è stata una persona ad una sola dimensione, è stato assistente spirituale, parroco, professore di religione nelle scuole, scrittore, ma soprattutto organizzatore di comunità (la Papa Giovanni XXIII) e di case famiglia, centri di accoglienza, cooperative sociali in Italia (dove sono oltre 350) e nel mondo in 36 paesi (con più di 500 centri) allo scopo di togliere dall’emarginazione tutti gli “scarti” dalla società.
Molti sono i volumi e gli articoli da lui scritti e scritti da altri su di lui. L’ultima pubblicazione di Elisabetta Casadei (La mistica della tonaca lisa. Il cammino spirituale di don Oreste Benzi, Rimini, Sempre, agosto 2025) ci aiuta a capire non solo l’ardore di vita del personaggio, ma soprattutto il suo profilo intellettuale. Era persona che nella sua giornata di 24 ore (non perdeva nemmeno un minuto!) ci infilava letture di vario tipo, meditazioni e scrittura di relazioni, appelli, omelie, interventi. Il suo pensiero è molto chiaramente espresso da lui stesso, occorre solo leggere le sue parole.
In tema economico, i suoi principi sono chiari: occorre una rivoluzione per passare dalla “società del profitto” alla” società del gratuito”, da lui definita come “un modello di società che pone al centro la persona”, fondata su una visione antropologica opposta a quella dell’homo homini lupus. In questa visione conflittuale prevalente in economia, ha scritto don Benzi “L’uomo diventa il centro di se stesso e, potenzialmente, è nemico degli altri, nel senso che tutte le volte che nel suo cammino incontra qualcuno che va contro i suoi interessi, lo combatte… questa è una pazzia collettiva, una malattia autoimmune, in cui le cellule del corpo non si riconoscono più dello stesso corpo e si distruggono l’un l’altra, finché sono morte”.
Occorre contrastare questa visione antropologica, attraverso nuovi modelli di vita, che don Oreste chiama “nuovi mondi vitali” “nella famiglia, nella professione, nell’organizzazione economica, politica e sociale. Ai giorni nostri è diventato questione di vita o di morte il passaggio dal dovuto al gratuito, dal trionfo dell’individuale alla vittoria del comunitario, dal tornaconto individuale al far precedere il bene comune”. Don Oreste non credeva né nell’elemosina né nel welfare, ma in un’organizzazione economica che, mettendo al centro la persona, ne riconoscesse le sue relazioni fondanti con le altre persone e desse dunque un ruolo primario alla cooperazione e alla condivisione nel predisporre istituzioni, regole di mercato, agenzie, imprese.
Il pensiero di don Oreste sull’economia ha aperto la mente di molti dei suoi “ragazzi”, diventati professori universitari e operatori economici, e dei loro collaboratori e allievi. Oggi non si può dunque fare memoria dell’impatto della sua personalità solamente citando le organizzazioni non profit da lui fondate, ma anche richiamando i contributi di pensiero di chi, ispirato da lui, ha offerto un nuovo paradigma economico, quello dell’economia civile, fondato sull’assunto che homo homini natura amicus, un paradigma che relega la competizione in secondo piano, e ridà voce e spazio alla cooperazione, alla condivisione e all’inclusione delle persone, la “società del gratuito”.

