Quelle disuguaglianze accentuate dalla pandemia

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Indebolire il diritto alla scuola, alla mobilità, alla formazione lavorativa, allo sport, alla fruizione della cultura, della natura e dell’intrattenimento, al gioco, alla convivialità e alla condivisione significa allargare la forbice fra coloro che vedono garantito tutto questo dal normale stato di diritto e fra i pochi fortunati che riescono ad accedervi, anche in una situazione di emergenza, grazie e risorse e spazi privati.

Quello che abbiamo appena descritto è il risultato più nefasto della pandemia, ovvero un’accelerazione spaventosa delle diseguaglianze a livello mondiale. A certificare questo vero e proprio solco tracciato tra ricchi e poveri sono state molte realtà statali e non governative, l’ultima, ma solo in ordine di tempo, l’Ong Oxfam, tramite il rapporto “La pandemia della diseguaglianza”, pubblicato questo lunedì. Lo studio rileva che nei primi 2 anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15.000 dollari al secondo, nello stesso periodo si stima che 163 milioni di persone siano cadute in povertà a causa della pandemia.

Sempre per rendere l’idea vale la pena riportare qualche altro dato raccolto dalla Ong. “In questo momento le 10 persone più ricche del mondo detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, composto da 3,1 miliardi di persone” ha spiegato Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International. E ancora, il surplus patrimoniale del solo Jeff Bezos, fondatore di Amazon, nei primi 21 mesi della pandemia (+81,5 miliardi di dollari) equivale al costo completo stimato della vaccinazione per l’intera popolazione mondiale.

La pandemia ha infatti non solo ha contribuito ad allargare la distanza tra una minoranza di super ricchi e una fetta importante di popolazione mondiale che vive nell’indigenza ma ha inoltre lanciato e fatto definitivamente affermare alcuni settori della new economy e affossato altri dell’economia tradizionale. Ad esempio, questa accelerazione spaventosa ha offerto grandi opportunità di mercato che sono state colte dall’informatica, dalla cyber sicurezza, dal food delivery e dalle grandi piattaforme digitali dell’intrattenimento ma ha spazzato via migliaia di posti nel commercio tradizionale, nella ristorazione e nel turismo. Molti lavoratori della classe media che conducevano tenori di vita più che dignitosi nella migliore delle ipotesi (nei Paesi che li prevedono) ora sopravvivono con sussidi e aiuti di ogni tipo.

I rapporti però ci dicono che la ricchezza non è sparita ma si è solo spostata concentrandosi sempre di più nelle mani di pochi. In un’ottica di una giusta redistribuzione c’è anche chi parla di un reddito unico universale per tutti coloro che restano senza lavoro. Una soluzione che non si può escludere ma sulla quale non può reggere la sostenibilità del sistema economico mondiale. Ancora più necessario sarebbe allargare le opportunità della tanto declamata transizione ecologica finanziando un piano mondiale di riconversione dei sistemi di produzione. Agricoltura, industria e servizi necessitano di nuove competenze che il mercato non offre e che potrebbero essere apprese da milioni di persone che chiedono di rientrare nel mercato del lavoro.

Per fare tutto questo la “conditio sine qua non” resta la rapida uscita dalla pandemia che mina anche il futuro dei più giovani. In questi due anni la dispersione scolastica ha raggiunto livelli record anche in molti Paesi occidentali dove sono aumentati i ragazzi che non studiano e non lavorano. Due anni di disagi e distanziamento hanno creato un barato educativo e didattico che avrà conseguenze nefaste per molti anni a venire e che si riverbera soprattutto sui figli delle famiglie meno abbienti, che non hanno i mezzi per colmare privatamente queste lacune formative.

La vaccinazione va perseguita con ogni sforzo ma pensare di inoculare tutta la popolazione mondiale ogni quattro mesi non è un’operazione logisticamente realizzabile. Per questo motivo bene hanno fatto i governi che hanno allentato le misure restrittive sulla scuola e la mobilità dei giovani. Richiudere in casa un ragazzo non contagiato solo perché venuto a contatto con un positivo non solo non ha senso a questo punto della pandemia ma è anche dannoso per tutto il tessuto sociale. Le riaperture sono quindi fondamentali tanto per l’economia quanto per la strutturazione equilibrata delle personalità delle nuove generazioni, farlo in un contesto di sicurezza sanitaria è il primo dovere di ogni governo e istituzione internazionale.

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