Diseguaglianze fra le famiglie: cosa le fa aumentare

Foto di Dave Gerber da Pixabay

Da tempo assistiamo a un progressivo indebolimento del potere d’acquisto di salari e pensioni, come evidenziato dai principali uffici studi italiani. L’inflazione, l’aumento generalizzato dei prezzi e delle tariffe, e la mancata crescita dei redditi reali stanno colpendo duramente milioni di cittadini. Parallelamente, alcuni comparti strategici dell’economia hanno registrato profitti elevatissimi: 35 miliardi per i gestori energetici, 21 miliardi per le assicurazioni e ben 112 miliardi per le banche. In totale, 168 miliardi di utili in tre anni: una cifra che equivale a cinque o sei leggi di bilancio.

Questa forbice tra ricchezze concentrate e redditi stagnanti alimenta un processo di crescente diseguaglianza. I dati sulla povertà, sia assoluta che relativa, sono in peggioramento e mettono a rischio la tenuta sociale ed economica del Paese. Aumentano le difficoltà delle famiglie, cala la domanda interna, e di conseguenza la produzione industriale è in flessione da ben 26 mesi consecutivi.

Alla luce di questo scenario, è un errore reintrodurre oneri e imposte tagliate in passato, come gli Oneri Generali di Sistema in bolletta o l’Iva agevolata sul gas, senza intervenire su chi ha accumulato extraprofitti, anche grazie a dinamiche speculative. È invece urgente definire un salario minimo orario, adeguare salari e pensioni alla realtà del costo della vita, tassare in modo equo i grandi patrimoni e i trasferimenti ereditari, e investire con decisione nei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’Italia ha bisogno di politiche che riducano le diseguaglianze, rilancino i consumi e creino occupazione stabile e dignitosa. Non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche una necessità economica non più rimandabile.

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