Editoriale

Difendere il creato per salvare le creature

La terra fornisce il necessario per sostentare l’umanità ma non per soddisfarne l’avidità”, scrive Gandhi. L’odierna Giornata Mondiale dell’Ambiente serve proprio a ricordarci che creato e creature sono inseparabilmente legati tra loro, quindi senza difendere l’uno non si possono salvare le altre. La “casa comune”, come la chiama papa Francesco, è in pericolo. E rischia di trasformarsi sempre più in un “immenso deposito di immondizia”, avverte l’Onu. Molto dipende da noi e si può fare con un po’ di impegno. Cioè limitarsi nell’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi. E, ancora, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone. piantare alberi, spegnere le luci inutili.  Jorge Mario Bergoglio ci dissuade dal pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo.

La crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore – afferma il Papa -. La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Si può aver bisogno di poco e vivere molto“. Poiché il clima è “un bene comune, di tutti e per tutti” nessuno può disinteressarsi al “climate change”. Per esempio l’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza in quanto riguarda un bene comune, indispensabile alla vita umana e al sostegno degli ecosistemi terrestri e acquatici. Abbiamo a disposizione “una sola Terra” ma è scarsa la coscienza della necessità di preservare e migliorare la condizione della natura. Le risorse della Terra vanno tutelate pianificando la tutela dell’ecosistema attraverso l’utilizzo sostenibile e responsabile dei tesori del pianeta. Combattere il cambiamento climatico si pone in stretta relazione con l’obiettivo di superare povertà e razionalizzare la gestione alimentare e lo sfruttamento del territorio.

“Il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa, il secondo miglior momento è ora”, recita un antico proverbio orientale. Nasce da qui la campagna delle Nazioni Unite per sostituire con nuovi alberi quelli abbattuti per ragioni economiche. Un gesto che contribuisce alla riduzione delle emissioni gassose e che contrasta gli effetti nefasti della deforestazione sulla salute degli esseri umani e sull’equilibrio biologico di milioni di specie viventi. L’effetto serra, poi, va affrontato nelle grandi decisioni globali come nei nostri quotidiani stili di vita e di consumo. E’ compito delle istituzioni civili e religiose formare le coscienze su una corretta gestione delle fonti energetiche. Servono partnership tra società civile, autorità pubbliche e aziende private. “Una nazione che distrugge i propri suoli distrugge se stessa”, ripeteva Franklin Delano Roosevelt.

Fin dalla sua profetica enciclica green “laudato Sì” il Papa indica la strada di un futuro amico dell’ambiente che vada verso un’economia circolare e nel quale ognuno svolga il proprio compito. Ciascuno faccia la sua parte senza voltarsi dall’altra parte. Le emergenze ambientali – dalla siccità agli eventi metereologici estremi – richiedono di promuovere azioni concrete, nella consapevolezza di quanto la salvaguardia dell’ambiente sia una responsabilità anche e soprattutto verso le giovani generazioni. Non c’è più tempo da perdere. Urgono azioni efficaci sul ripristino del territorio, sulla desertificazione e sulla resilienza al catastrofico innalzamento delle temperature nelle città, nei campi, negli allevamenti e in mare. “Abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia e che porti avanti un nuovo approccio integrale. E’ indispensabile un dialogo interdisciplinare sui diversi aspetti della crisi climatica”, afferma il Pontefice.

Solo l’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare comportamenti che abbiano un’incidenza diretta nella cura per l’ambiente. Creature e creato sono due facce della stessa medaglia. Saperlo e agire di conseguenza è l’inizio di una rinascita individuale e comunitaria. “Troverai di più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le pietre ti insegneranno ciò che non si può imparare dai maestri”, insegnava con profonda saggezza San Bernardo.

don Aldo Buonaiuto

Fondatore e direttore editoriale di In Terris, è un sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII. Da anni è impegnato nella lotta contro la prostituzione schiavizzata

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