Dazi Usa: un problema da capire fino in fondo per poterlo risolvere

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Foto di chris robert su Unsplash

La risposta ai dazi reciproci di Donald Trump deve essere, prima di tutto, diplomatica. Sembra essere questo il mantra seguito dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per cercare di domare la situazione, puntando sul dialogo. Con il suo governo, con le associazioni di categoria, con l’Europa e con gli Stati. Per questa ragione la premier, ieri pomeriggio, ha riunito a Palazzo Chigi la task force “anti-dazi” composta dai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e dai ministri Giancarlo Giorgetti, Tommaso Foti, Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso. L’obiettivo? Capire chi rischia di più in questa fase ma anche che risposta dare alle parti sociali.

“Il mercato degli Stati Uniti è un mercato importante per le esportazioni italiane, vale il 10% del complessivo quindi non smetteremo di esportare lì”, aveva detto la Meloni parlando con il Tg1. I dazi, per la premier, sono “un altro problema che dobbiamo risolvere”. Ma per risolverli, i problemi, vanno prima capiti affondo. Ragion per cui gli esponenti del governo hanno portato a Chigi stime, tabelle e numeri sugli effetti dei dazi sul settore manifatturiero italiano.Le imprese più a rischio, secondo l’Istat, sono 3.300 aziende che risultano “vulnerabili” rispetto agli Stati Uniti. Vendono soprattutto prodotti farmaceutici, prodotti meccanici come turboreattori e turbopropulsori, gioielleria, cibo, vino, olio e mobili. E saranno proprio loro a prendere la parola, martedì 8 aprile, a Palazzo Chigi.

Il Centro Studi Confindustria segnala che i settori dove le esportazioni americane pesano di più sono quelli delle bevande (negli Usa il 39% dell’export extra Ue), gli autoveicoli (30,7%), gli altri mezzi di trasporto (34%) e la farmaceutica (30,7%). Dati significativi visto che oggi la Meloni, a Chigi, vedrà le associazioni di categoria per fare il punto sulla questione dei dazi. Nel corso dell’incontro di ieri sera, i ministri hanno illustrato al presidente del Consiglio le diverse ipotesi allo studio per sostenere le filiere produttive e rilanciare la competitività delle imprese. Proposte che saranno al centro del confronto con le categorie produttive, in programma oggi, a Palazzo Chigi. Gli esponenti dell’esecutivo, e la stessa premier, hanno ribadito che una “guerra commerciale” non avvantaggerebbe nessuno, né l’Unione Europea né gli Stati Uniti. E proprio per questa ragione è emersa la necessità di affrontare il tema con “determinazione e pragmatismo, perché ogni allarmismo rischia di causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi”.

La Task force dazi ha discusso, inoltre, degli strumenti necessari per sostenere le imprese, intervenendo sulle regole ideologiche e poco condivisibili del Green Deal e sulla necessità di semplificare il quadro normativo. Quindi politiche attive a favore delle imprese e nessun atteggiamento passivo rispetto alle dinamiche americane. C’è solo da sperare che il vento inizi a cambiare, soprattutto per le imprese italiane. “Senza guerre commerciali. Chi pensa di rispondere ai dazi con dei controdazi fa il male dell’Italia”, chiosa il vicepremier e ministro Matteo Salvini ospite ieri sera di ‘Cinque minuti’ su Raiuno.

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