Dalla cura dei boschi al lavoro: investire nelle foreste per il futuro

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Ogni anno, il 21 marzo, si celebra la Giornata Internazionale delle Foreste, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione nel mondo sull’importanza dei sistemi forestali per l’equilibrio ambientale, la biodiversità e la qualità della vita delle comunità. Le foreste, infatti, rappresentano una risorsa fondamentale per il pianeta: assorbono anidride carbonica, proteggono il suolo, conservano la biodiversità, contribuiscono alla regolazione del clima.

In Italia il patrimonio forestale ha assunto negli ultimi decenni un peso crescente, superando gli 11 milioni di ettari, circa il 36-37% del territorio nazionale, rendendo il bosco la più grande infrastruttura verde del Paese. Dietro questo patrimonio ambientale, spesso poco visibile all’opinione pubblica, c’è il lavoro quotidiano di migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore forestale. A maggior ragione, alla luce della ricorrenza di oggi, dedicata quest’anno al tema “Foreste ed Economie”, è ancora più importante ricordare che questa categoria professionale svolge attività indispensabili non solo per la cura e la salvaguardia del patrimonio agroambientale, ma anche come leva fondamentale per creare ricchezza lungo le filiere del legno, dell’energia, dell’accoglienza turistica, delle attività agrosilvopastorali.

Dalla manutenzione dei boschi alla prevenzione degli incendi, dalla sistemazione idraulico-forestale alla tutela della biodiversità, il lavoro forestale rappresenta un presidio umano concreto contro il degrado e l’abbandono del territorio e si afferma sempre più come una componente insostituibile dell’economia verde italiana. Gli operai forestali sono un elemento strategico nella prevenzione delle calamità naturali. La gestione attiva dei boschi riduce il rischio di incendi, limita il dissesto idrogeologico, contribuisce alla sicurezza delle comunità locali. In un Paese fragile dal punto di vista geologico come l’Italia, la manutenzione costante del territorio non può essere considerata un costo, ma un investimento virtuoso per il futuro e un fattore moltiplicatore di ricchezza. Negli ultimi anni, inoltre, il ruolo delle foreste è diventato ancora più centrale nel dibattito internazionale sulla transizione ecologica e sulla lotta ai cambiamenti climatici. In questo contesto, la valorizzazione delle competenze degli operai forestali diventa decisiva per attuare politiche efficaci di gestione sostenibile del patrimonio boschivo.

È quindi necessario rafforzare le politiche pubbliche dedicate al settore forestale, investendo nella stabilizzazione del lavoro, nella qualità del lavoro, nella formazione professionale, nella valorizzazione delle filiere legate ai servizi ecosistemici. Solo così sarà possibile trasformare la tutela delle foreste in una reale opportunità di sviluppo per le aree interne e montane del Paese.

La Giornata Internazionale delle Foreste non deve essere soltanto un momento simbolico, ma l’occasione per riconoscere il valore di chi è impegnato lontano dai riflettori per garantire la tutela di un patrimonio naturale che appartiene a tutta la collettività. Sempre ricordando che giustizia sociale ed ambientale si tengono insieme, come ha evidenziato recentemente anche Papa Leone XIV, richiamando l’attenzione verso quelle parti del mondo dove imperversano “deforestazione, inquinamento, perdita di biodiversità” a causa dell’ingiustizia, della diseguaglianza, dell’avidità e della “violazione del diritto internazionale e dei diritti dei popoli”.

Nel nostro Paese il sindacato sta facendo la propria parte, ad esempio rilanciando una contrattazione rimasta a lungo bloccata nei gineprai delle diverse competenze burocratiche spesso in competizione o sovrapposizione tra Stato, regioni e comunità montane.

Dopo il rinnovo contrattuale del 2021, giunto a seguito di dieci anni di stop e di mobilitazioni da parte dei lavoratori, anche la sigla del nuovo Ccnl di settore, avvenuta a fine 2025, segna un passo in avanti di grande valore per tutto il Paese. Il Contratto collettivo degli operai idraulico-forestali 2025-2028, che ad oggi coinvolge quasi 60mila lavoratori e lavoratrici tra afferenti al comparto pubblico e quelli del privato, è stato siglato come di consueto dai sindacati di categoria con rappresentanti di Amministrazioni Pubbliche, Agci-Agrital, Confcooperative-Fedagripesca, Confcooperative Lavoro e Servizi, Federazione Italiana Comunità Forestali – Federforeste, Legacoop Agroalimentare. Successivamente, il 18 dicembre, a Roma, presso la sala di rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia, il rinnovo del contratto è stato ufficializzato con la firma anche del Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Massimiliano Fedriga, con la partecipazione di una delegazione Fai-Cisl. Di seguito, con le assemblee territoriali, è giunta anche dai lavoratori e dalle lavoratrici l’approvazione definitiva dell’ipotesi di accordo, che è importante in primis perché fornisce molte risposte attese sia sul piano normativo che economico.

Tra i punti qualificanti del contratto, che vale la pena sottolineare: il rafforzamento della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro a partire dalla perimetrazione delle applicazioni contrattuali negli appalti; il miglioramento della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro; la valorizzazione del Filcoop sanitario, con un aumento da 52 a 62 euro l’anno della quota versata, e l’inclusione nel fondo anche dei lavoratori a tempo determinato che abbiano lavorato 360 giornate nell’ultimo triennio. È stata introdotta poi l’integrazione del 100% del salario in caso di infortunio. Implementate, infine, le ore di permesso e quelle per studio e formazione.

Anche l’aumento salariale rappresenta una conquista importante, orientata a dare risposte concrete alla perdita del potere di acquisto per lavoratori e famiglie: 135 euro a regime, erogate in tre tranches, 80 euro dal 1° gennaio 2026, 35 euro dal 1° gennaio 2027 e 20 euro dal 1° gennaio 2028, per un montante complessivo di quasi 5mila euro.

Ora è importante che anche la politica faccia la propria parte. Il comparto presenta indubbiamente diverse criticità in alcune regioni, mentre in altre ci sono state novità positive perché si sta procedendo alle dovute stabilizzazioni dei lavoratori attese anche da anni. Ma in generale, possiamo auspicare che riformandolo dall’interno, con un confronto costante tra istituzioni e parti sociali, assecondando una visione non assistenzialista ma anzi legata a una forestazione produttiva e coordinata con i fabbisogni di ciascun territorio, si possa davvero riqualificare questo settore e riconoscerne tutto il valore che merita per il suo ruolo a sostegno del patrimonio boschivo e delle attività agrosilvopastorali.

Non solo oggi, 21 marzo, ma ogni giorno riconosciamo il ruolo fondamentale dei veri custodi del nostro patrimonio naturale. Un patrimonio che, purtroppo, negli anni è cresciuto, in tanti casi, più a causa dell’abbandono delle aree agricole marginali e montane che per una reale e consapevole valorizzazione dell’infrastruttura verde e dei suoi effetti positivi.

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