Nel segno di Agostino. Il motto episcopale di Robert Francis Prevost è “In Illo uno unum”, parole che il vescovo di Ippona sant’Agostino ha pronunciato in un sermone, l’Esposizione sul Salmo 127, per spiegare che “sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno”. Ed è proprio Sant’Agostino a unire Leone e Benedetto. Come documentato da Vatican News, il pensiero e la teologia di Joseph Ratzinger erano intrisi degli insegnamenti e degli scritti del Padre della Chiesa. Già da studente aveva avvertito delle affinità con la personalità del vescovo di Ippona. Nutriva una particolare devozione e riconoscenza nei confronti di quella figura alla quale si sentiva molto legato per la parte che aveva avuto nella sua vita di teologo, di sacerdote e di pastore. Nel periodo dei suoi primi studi filosofici e teologici, il futuro Benedetto XVI fu particolarmente attratto dalla figura di Sant’Agostino. E da quel suo travagliato cammino interiore intrapreso per credere e comprendere e al contempo per comprendere e credere. Per far dialogare fede e ragione insomma. Dialogo che Joseph Ratzinger ha portato avanti e ha sviluppato per tutta la sua vita.

Un anno fa, da prefetto del Dicastero per i Vescovi, Robert Francis Prevost aveva celebrato a Roma, la solenne celebrazione della memoria liturgica di Sant’Agostino. Nella sua omelia il futuro Leone XIV aveva evidenziato che, come insegna l’esperienza del vescovo di Ippona, “è l’incontro con Cristo a cambiare la vita dell’uomo, senza Dio ci manca sempre qualcosa”. Quindi occorre riscoprire la sete di Dio, quella che spesso si cerca di “soddisfare con altre cose” ma che non si placa se non si apre la propria vita ad un incontro con Cristo. E’ il messaggio che Sant’Agostino offre alla società di oggi e soprattutto ai giovani, secondo Prevost. La necessità dell’essere umano di cercare Dio, di trovare la vera fonte della vita, dell’amore, nasce nei cuori. Grida come una voce dal silenzio dentro ciascuno. E fa sentire che con Dio, possiamo trovare il senso della vita”. Perché senza Dio ci manca sempre qualcosa, manca la “luce”, manca una “direzione nella nostra vita”.

“Agostino. Genio e santo”: Klaus Rosen mette al centro di questa biografia – l’ultimo grande libro della storiografia tedesca su Agostino e il suo tempo – gli avvenimenti storici e gli influssi culturali che plasmarono l’uomo Agostino, la sua vita privata e il suo profilo pubblico. Rosen traccia un ritratto affascinante: dal giovane retore di provincia divenuto comunicatore di talento, fino al maturo pastore che lotta instancabilmente per le sue convinzioni. Anche perché le fratture della sua biografia, la sua ricerca della verità e il desiderio di pace in un’epoca segnata da catastrofi mondiali lo avvicinano straordinariamente all’uomo moderno. Nel suo libro “Le Confessioni”, Agostino ha illustrato in modo toccante il cammino della sua conversione, che col battesimo amministratogli dal vescovo Ambrogio nel duomo di Milano aveva raggiunto la sua meta.

Puntualizza Joseph Ratzinger: “Chi legge Le Confessioni può condividere il cammino che Agostino in una lunga lotta interiore dovette percorrere per ricevere finalmente, nella notte di Pasqua del 387, al fonte battesimale il sacramento che segnò la grande svolta della sua vita. Seguendo attentamente il corso della vita di sant’Agostino, si può vedere che la conversione non fu un evento di un unico momento, ma appunto un cammino“. E si può vedere che al fonte battesimale questo cammino non era ancora terminato. Come prima del Battesimo, così anche dopo di esso la vita di Agostino è rimasta, pur in modo diverso, un cammino di conversione – fin nella sua ultima malattia, quando fece applicare alla parete i Salmi penitenziali per averli sempre davanti agli occhi. Quando si autoescluse dal ricevere l’Eucaristia per ripercorrere ancora una volta la via della penitenza e ricevere la salvezza dalle mani di Cristo come dono delle misericordie di Dio. “Così possiamo giustamente parlare delle “conversioni” di Agostino che, di fatto, sono state un’unica grande conversione nella ricerca del Volto di Cristo e poi nel camminare insieme con Lui”, puntualizza Benedetto XVI.

