Cosa significa ricevere il Corpo e Sangue di Cristo

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«Cristo ci ha dato il suo corpo per saziarci, attirandoci a sé in un’amicizia sempre più grande», scriveva San Giovanni Crisostomo commentando la lettera ai Corinzi che ascoltiamo oggi. “Il cristiano non è mai solo, Cristo vive in lui, con lui e per lui: questa è l’eucarestia, il dono che festeggiamo oggi, un regalo celeste che non si può comprendere senza la fede. In ognuno di noi c’è una vita dello Spirito, tutti abbiamo un’anima che ha bisogno di essere alimentata, nutrita, saziata, altrimenti deperisce, si secca. La solitudine, la vera e più grande povertà dell’uomo moderno, ha uno stretto legame con la perdita della fede e con l’allontanamento dalla mensa del Signore”.

Ci riempiamo la vita di mille cose che sembrano indispensabili, trascorriamo tempo in molte attività, ci occupiamo con impegno e fatica a curare il nostro fisico, a mantenerci in salute; ma dimentichiamo che siamo stati creati per il Cielo.

Tutti abbiamo un’anima che ha bisogno di ricevere Cristo, il cibo celeste, il sigillo della nostra natura redenta; in Lui troviamo quell’amore infinito che guarisce le tante ferite che spesso abbiamo ricevuto cercandolo lì dove non potevamo trovarlo. Cristo è quel nutrimento della vita interiore, quella vita “nuova”, con cui troviamo la pace e la comunione con gli altri.

Ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo è sperimentare Cristo vicino a noi, avere in noi il Suo Spirito, per poter così dire “Amen” alla nostra storia, perché la Sua presenza annulla tutte le ansie, guarisce le paure, scaccia i dubbi e ci apre al Cielo: «Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, annunciate la morte del Signore, finché egli venga», ascoltiamo oggi da San Paolo.

Ricerchiamo allora questo “cibo di vita”, perché non c’è più grande felicità nel mondo che trovare Cristo, sentire in noi il Suo amore; questo si fa presente nell’eucarestia, segno visibile di come Dio ha mandato Suo figlio tra di noi non per chiederci qualcosa, ma perché partecipassimo della Sua natura divina.

«Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui» (Benedetto XVI, omelia Corpus domini 2011): è il Suo Spirito in noi che permette di fare della nostra vita un dono. 

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