Cosa ci insegna in pandemia l’umiltà di Maria

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A Monreale la cattedrale è dedicata a Maria Santissima del Popolo. La Madre di Dio è venerata come “Padrina del Tempio e della Città” e “Protettrice amabilissima”. La città nel 1172 venne posta dal re Guglielmo II sotto la protezione della Vergine Madre, “la Stella che ha partorito il Sole”. La statua della Madonna, che fu incoronata nel 1762, viene raffigurata con il bambino in braccio e nel momento in cui mette fra le sue mani una melagrana “segno dell’unione di tutti i fedeli nella Chiesa”.

In questo periodo in cui ci sentiamo smarriti, impauriti, disorientati a causa di questa pandemia, sentiamo la necessità di punti di riferimento certi. La devozione mariana è memoria condivisa, comune radice che alimenta la fede del popolo di Dio, orizzonte di speranza verso il quale volgere il cammino. Per un futuro da edificare in un clima di solidarietà fraterna e operosa.

Monreale, nata attorno al duomo è una città che l’arcivescovo Francesco Testa chiama “città di Maria”, come è simboleggiata anche nello stemma civico da una Stella a otto punte su fondo azzurro. Tra le grazie di cui il popolo fu grato alla Vergine del Popolo, c’è la difesa dei suoi confini dalle guerre, l’allontanamento delle pestilenze, e l’essere stati preservati da quegli eventi metereologici avversi. La devozione mariana vuole significare che il popolo non è orfano, ha una Madre. Un figlio senza madre ha l’anima mutilata e un popolo senza madre è un popolo orfano, solo, arido, senza idee, senza la tenerezza che soltanto una mamma ci dà. Un popolo che ha una madre è un popolo lieto nella speranza, forte nelle tribolazioni, perseverante nella preghiera, fecondo di opere buone. La devozione mariana è fonte di gioia e di gratitudine verso Dio che donato la vita a una nuova creatura e la chiama a partecipare al suo disegno di salvezza come madre del Redentore del genere umano.

La Beata Vergine Maria è lo spartiacque della storia della salvezza, come genialmente intuì, fin dal VII secolo, Sant’Andrea da Creta: “L’ombra della notte si ritira all’appressarsi della luce del giorno”. Maria, quindi, come “pietra di confine fra il Nuovo e l’Antico Testamento”. L’oracolo del profeta Michea ci fa vedere una maternità progettata da Dio che a partire da Betlemme introdurrà un regno di pace che si estenderà oltre i confini della nazione d’Israele. La Madonna è stata colei in cui si è realizzato il disegno di Dio. Maria è stata da Dio conosciuta, predestinata, chiamata, giustificata, glorificata. La genealogia di Gesù, secondo l’evangelista Matteo, mette in evidenza la continuità tra la storia d’Israele e la missione di Gesù e ci prepara a capire il Vangelo, secondo il quale la Chiesa fondata da Gesù (Mt 16,18) è il vero Israele di Dio e l’erede di tutte le sue promesse. Gesù è il discendente di Davide non in virtù di Maria, ma di Giuseppe, lo sposo di Maria che è l’uomo giusto e misericordioso che vive di fede, di obbedienza,  di lavoro, di sacrificio silenzioso nella cura della Santa famiglia. Maria è al centro e al culmine della storia della salvezza: una storia nella quale nonostante il male e le infedeltà da parte degli uomini prevale l’amore misericordioso e fedele da parte di Dio Padre che per opera dello Spirito Santo ci ha donato il suo Figlio unigenito, l’Emmanuele, il Dio con noi come nostro salvatore. 

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