Cosa il cristianesimo può offrire al mondo in guerra

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Kiev 27/02/2022 - guerra in Ucraina / foto Imago/Image nella foto: bombardamenti ONLY ITALY

Mai come in un tempo segnato dalla “terza guerra mondiale a pezzi”, come l’ha definita papa Francesco, c’è un apporto originale di umanizzazione che solo il cristianesimo è in grado di offrire. In modo particolare oggi, in un contesto di neoindividualismo e di neoutilitarismo libertario. Con riferimento alle persone concepite nella loro integralità. Alla vita, dalla nascita alla morte naturale. In un’epoca in cui vita e morte non sono più espressione della sacralità del mistero, ma sono divenuti beni commerciabili e negoziabili. Cioè basta avere soldi e la pretesa che il proprio arbitrio diventi un diritto soggettivo che “ipso facto” deve essere tutelato dall’ordinamento statale.

Con riferimento, inoltre, alla libertà legata alla verità. Al bene comune, non considerato in senso hobbesiano, ossia come un limitare i condizionamenti negativi, bensì in senso cristiano, tommasiano, come un creare le condizioni che consentono l’attuazione del bene comune. Con riferimento poi alla fraternità come principio architettonico della democrazia. All’umanesimo trascendente, alternativo al transumanesimo immanentista. Allo sviluppo integrale, inclusivo. All’ecologia integrale. Ad una democrazia samaritana. Ad una società relazionale, intesa come un noi sempre più grande. Ad una politica sempre più impastata di pensiero pensante e meno di tecnica. Ad un’economia a servizio di tutti. Ad un welfare di comunità o generativo.

Va aggiunto che esiste un plesso di questioni socio-economiche e culturali oggi sul tappeto. E cioè la digitalizzazione, l’industria 4.0, l’educazione 4.0, un nuovo modello di economia verde, l’economia del riciclo. E il terzo settore, per inventare forme inedite di gestione per la produzione e la fruizione di beni comuni e di beni relazionali, così essenziali per il nostro benessere eppure così troppo scarsi in Italia. Tutte cose che invocano un neoumanesimo trascendente e che rappresentano una nuova frontiera non ancora ben focalizzata nel dibattito dei partiti e che è difficile ricollegare alla destra e alla sinistra. Sono prospettive che attendono una nuova politica e, più in particolare, nuovi partiti. Il problema di fondo è che in Italia c’è un copione in cerca di autore, ma che in questo momento non è oggetto di debita considerazione. Né da parte degli attuali partiti, rallentati da giochi di potere, zavorrati da ideologie neoindividualistiche e neoutilitaristiche che li rendono miopi rispetto alle “res novae”. Né da parte di quel nuovo mondo già emergente dalla società civile, ma che appare indeciso nel mettersi in rete per esprimere adeguate rappresentanze sul piano politico-istituzionale.

La politica ha il compito di creare le condizioni sociali della generatività. Si tratta, come ripete spesso il professor Leonardo Becchetti, di una cosa molto concreta che passa per la longevità attiva, la lotta ai “neet” (coloro che non studiano né lavorano), il ridisegno di tutti i servizi di welfare in ottica di sussidiarietà, la fioritura di organizzazioni sociali e le condizioni di nuove imprese al servizio del bene comune. In questi ambiti, i cattolici stanno elaborando una nuova cultura ed esperienze pratiche che li indicano come soggetti particolarmente atti alla rinascita del nostro Paese e al rinnovo della democrazia. È proprio su questo versante che I. È ora di lasciare alle spalle le vecchie crisalidi dei partiti e dei movimenti che si consumano in riti estenuanti, distanti dalla vita quotidiana delle persone e tipici di altre fasi della vita del Paese, incapaci di giovinezza nel pensiero e nell’organizzazione.

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