Cosa cercano i giovani di oggi

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I giovani di lingua italiana in piazza San Pietro (foto: Vatican Media)

“Chi siete venuti a cercare?” La domanda di Gesù nel Vangelo e la domanda che san Giovanni Paolo II fece di nuovo a noi giovani nel grande giubileo del 2000 è anche la domanda che in fondo, magari non esplicitamente, pone Leone XIV a coloro che oggi, nel 2025, sono giovani e chi si incontreranno con lui a Tor Vergata nella notte di sabato e nella mattina di domenica per la veglia e per la messa. Qualcuno si è già incontrato con lui al termine della messa di benvenuto di martedì scorso, quando a sorpresa si è presentato in piazza San Pietro.

Molti vengono dagli Stati Uniti d’America per il desiderio di vedere il primo papa statunitense, altri sono solo curiosi, e magari non vivono nemmeno la vita di fede e di parrocchia durante le loro normali giornate. Eppure sono attirati da questi eventi. Cosa cercano allora i giovani di oggi come quelli di ogni tempo? Sicuramente desiderano occasioni di raduno. Anche nei più distanti, alle volte, può nascere una certa nostalgia di tempi passati. Normalmente sono andati a catechismo, hanno fatto la prima confessione e la prima comunione e magari anche molte altre dopo la prima, tanti anche la cresima, ma forse non hanno trovato quello che cercavano. Cosa cercano davvero? Una spiritualità, come oasi e contraltare di una società nella quale la fa da padrona la ricerca di un benessere molto appiattito sul materiale, tanto dal poterlo meglio chiamare “benavere”. E’ chiaro allora che l’uomo, essendo fatto per l’infinito, soprattutto se ancora giovane, non si può accontentare dell’offerta di questo mondo.

Inoltre, credo che cerchino se stessi e gli altri. Nell’esperienza di una Chiesa viva, dove altri condividono la stessa fede, e arrivano dai più diversi angoli del pianeta, arriva in porto questa ricerca che contemporaneamente è di Dio, di sé e dei fratelli.

Nella Chiesa radunata in un modo credibile, c’è spazio e tempo per una ricerca che produca buoni frutti. Forse un ragazzo si demoralizza se è l’unico della sua classe ad essere credente, l’unico del suo paese a frequentare la parrocchia, l’unico fra i suoi amici a cercare di vivere il vangelo di Cristo; ma se incontra tanti giovani del mondo che fanno questo, si galvanizza e ritorna a casa, dopo il grande evento, come un missionario che desidera portare e trovare (magari nascosti in un campo) quei valori che ha assaporato nell’happening.

Non si può tornare a casa peggio di come si è arrivati all’incontro col Signore, col Papa, e con gli altri. Forse ci sarà chi archivia l’esperienza e non ci pensa più, ma credo che la gran parte possa fare tesoro di quanto vive in questa straordinarietà e calarlo nella sua vita quotidiana.

Il sentimento che muove a migliaia questi ragazzi credo sia anche una ricerca sincera della pace, che possa estinguere le contese, vincere l’odio e disarmare la vendetta con la forza del perdono. Iniziando il suo ministero petrino, Papa Leone ha detto chiaramente che questa “è l’ora dell’amore”. Si è presentato al mondo con l’annuncio di pace del Risorto. Ecco, oggi i giovani in modo particolare cercano la pace. La cercano per sé, nei loro cuori, nelle loro famiglie, nelle loro relazioni. E la cercano, come la giustizia, per quanto riguarda il mondo. Sono sensibili ai problemi che i mezzi di comunicazione sociale portano fino a loro e desiderano un mondo nuovo. Essi possono davvero, con l’aiuto di noi adulti e con un patto con la generazione di coloro che ora sono anziani, costruire la civiltà dell’amore, così come Dio vuole.

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