Cop26: le parole non servono a nulla se non seguono comportamenti virtuosi

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A Glasgow si tiene in questi giorni un appuntamento cruciale. Il vertice internazionale sulla crisi climatica e il riscaldamento globale. Gli eventi estremi che si sono verificati in questi ultimi decenni non hanno precedenti da molte migliaia di anni. Le attività realizzate dall’uomo hanno prodotto cambiamenti dagli effetti devastanti nell’atmosfera, nei mari e nella biosfera. In ogni regione del mondo si stanno verificando una serie di fatti climatici di eccezionale portata come ondate di calore, cicloni tropicali, siccità, inondazioni, nonché la riduzione del ghiaccio artico.

Senza un programma di profonde riduzioni delle emissioni di anidrite carbonica e degli altri gas serra la temperatura della Terra è destinata ad aumentare e il riscaldamento globale di 1,5° C e 2° C sarà superato nel corso del 21° secolo.

Secondo l’Organizzazione mondale della Meteorologia gli ultimi sette anni sono stati i sette anni più caldi mai registrati e l’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare ha raggiunto nuovi record nel 2021. Studi nel settore hanno appurato che la Cina è responsabile di oltre il 27% del totale delle emissioni globali, seguono Stati Uniti e India.

L’accordo di Parigi sul clima siglato dagli Stati nel 2015 non ha prodotto risultati di rilievo, poiché non sono state attuate le misure per prevenire l’aumento di 2 gradi del riscaldamento globale entro il 2030. Assai probabile che in questo secolo il pianeta si riscaldi di circa 2,7 gradi. Se l’aumento delle temperature dovesse superare i 3 gradi le ripercussioni sull’ambiente sarebbero catastrofiche: con la scomparsa progressiva dell’intero ecosistema delle barriere coralline, lo scongelamento dei ghiacci che potrebbero sommergere i centri abitati, la siccità e l’aumento del livello degli oceani che costringerebbe alla migrazione milioni di persone.

Nel G20 che si è tenuto di recente a Roma i leader mondiali hanno raggiunto l’accordo per limitare l’aumento della temperatura a 1,5° entro il 2050, questo richiederà “azioni e impegno significativi ed efficaci da parte di tutti i Paesi, tenendo conto di approcci diversi”. A Glasgow, l’Europa si è data un piano di riduzione al 2030 (55% delle emissioni rispetto al 1990) e il raggiungimento della neutralità climatica al 2050. Intorno alla metà del secolo si potrà raggiungere il traguardo di emissioni zero solo se i piani nazionali si impegneranno per i tagli drastici di C02.

L’India ha comunicato invece che sarà capace di azzerare le emissioni di carbonio solo al 2070, portando comunque al 45% la produzione di energia rinnovabile.

Al Cop26 cento Stati tra cui Cina e Brasile si sono impegnati a fermare la deforestazione al 2030. Con finanziamenti pubblici e privati destinati a proteggere l’Amazzonia e le foreste tropicali in Indonesia e nel territorio del Congo. L’Italia insieme ad altri Paesi si è impegnata a bloccare gli aiuti economici all’estero per tutti i combustibili fossili per il 2022.

Ma le parole non significano nulla se non saranno seguite da comportamenti virtuosi. Occorre garantire il principio di trasparenza per verificare che i Paesi manterranno gli impegni, bisogna effettivamente erogare le risorse per risanare l’ambiente, definire le regole di un mercato globale della Co2 per sostenere la compensazione delle emissioni e raggiungere l’obiettivo del Net Zero. Fissare un prezzo globale minimo per le emissioni di carbonio, con la previsione di una carbon tax, costituirebbe una incentivazione a decarbonizzare. Le industrie di acciaio e cemento sarebbero spinte ad usare l’idrogeno.

Anche l’intelligenza artificiale può rappresentare un ausilio per prevedere l’impatto del cambiamento climatico, favorendo l’adaptation, ma anche per individuare i modi per abbattere le emissioni e ridurre i consumi. Lo smart working può divenire un ottimo alleato per promuovere la sostenibilità, contenendo gli sprechi delle risorse ambientali derivanti dagli spostamenti.

Il cambiamento climatico è già una realtà dei nostri tempi e bisogna aiutare i Paesi maggiormente esposti, che poi sono gli stessi che meno hanno contribuito a causarli, ad affrontare questa sfida epocale.

Concludiamo con il monito di Papa Francesco a non aspettare più, perché non c’è più tempo da perdere. Si ascolti il grido della Terra e si lanci un nuovo umanesimo che ispiri nuove coscienze ecologiche.  Se il Covid – 19 – dice il Pontefice – ci ha reso consapevoli che riusciremo a uscirne solo con una profonda e solidale collaborazione tra tutti i popoli del mondo, anche la lotta al cambiamento climatico non vede alternative: richiede azioni coordinate e responsabili. Spetta ai partecipanti della Cop 26 assicurare “le condizioni di una vita degna dell’umanità di oggi e di domani in un pianeta sano”.

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