Il confronto fra i Paesi dell’Unione, in una fase complessa come quella attuale, rappresenta la miglior cartina di tornasole per comprendere quale sia lo stato di salute dell’Europa. Con la continua altalena fra il vorrei e il potrei, il vecchio Continente stenta a trovare quella via maestra da tutti invocata, capace di far scendere i livelli di tensione, riportando alla ragione i Paesi più bellicosi. E l’impressione è sempre la stessa: a impedire il salto dell’ostacolo sono ancora i veti incrociati, messi sul cammino da quegli Stati che insistono nel voler marcare il territorio. Legittimo per alcuni, incomprensibile per i più.
Per questa ragione, quello di Cipro, sarà un Consiglio europeo informale a due facce per la premier Giorgia Meloni. Da un lato il vertice dovrebbe certificare il sì della presidente del Consiglio a un maggiore interventismo europeo nello Stretto di Hormuz e in Libano, per il dopo Unifil: reazione quasi obbligata davanti al disimpegno (e all’impaccio) di Donald Trump in Iran. Dall’altro lato, però, il summit potrebbe fotografare le divergenze dei Ventisette sulle misure contro il caro energia proposte dalla Commissione Ue, con l’Italia delusa e in prima linea nel chiedere la sospensione generalizzata del Patto di stabilità e l’alt temporaneo all’Ets sul termoelettrico.
A conferma che le alleanze europee sono sempre più variabili, il summit di venerdì dei Volenterosi a Parigi ha visto avvicinarsi di nuovo le posizioni della Meloni e di Emmanuel Macron, dopo il gelo dei mesi scorsi. All’interno del formato E4 che ha trainato il vertice – con la Germania di Friedrich Merz e il Regno Unito di Keir Starmer – la sintonia tra la leader italiana e l’omologo francese è stata evidente. Innanzitutto su Hormuz: la necessità di una missione per garantire la sicurezza di navigazione nello Stretto è stata condivisa da tutti. Ma Merz ha citato l’ombrello Onu e l’esigenza di coinvolgere gli Stati Uniti, mentre Macron ha parlato esplicitamente di una «missione neutra» con i «Paesi non belligeranti». La Meloni, invece, ha fatto cadere il paletto della risoluzione Onu, impraticabile visti i veti che paralizzano le decisioni. E sugli Usa, alla luce degli attacchi del tycoon a Meloni, è pragmatica: la loro partecipazione non è una conditio sine qua non, spiegano da Palazzo Chigi.
La necessità di rilanciare l’azione europea davanti a organismi multilaterali in crisi profondissima anima anche l’abbraccio tra Italia e Francia sul Libano. Dopo l’uccisione del soldato francese, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è tornato a esprimere dubbi sulla missione Unifil che scadrebbe a fine anno e che è guidata dall’Italia. Già a fine marzo, dopo l’ennesimo incidente nella base di Shama, Crosetto aveva inviato una lettera al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per chiedere di modificare le regole d’ingaggio dei Caschi Blu a tutela dei militari impegnati. Dalle pagine del Corriere della Sera, il 20 aprile, ha alzato bandiera bianca: «Unifil è in ritardo per cambiare perché a dicembre finirà. E dovremo pensare come sostituirla. Perché un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo». Il Governo aspetta le proposte che il segretariato generale dell’Onu deve presentare entro l’estate: da lì si rifletterà sul da farsi. In questo quadro circola nelle cancellerie europee l’ipotesi di un’operazione a guida italo-francese e aperta ad altri partner Ue. Ma da Palazzo Chigi frenano: prematuro parlarne.
Al Consiglio di Cipro gli occhi saranno comunque puntati soprattutto sull’economia e sulle forniture di gas e petrolio, messe a dura prova dalla guerra in Iran e dal blocco di Hormuz. Le proposte della Commissione per fronteggiare l’impatto della crisi energetica prevedono un nuovo quadro di aiuti di Stato per i settori più esposti alla crisi, maggiore coordinamento sulle riserve di gas e petrolio, voucher energetici e riduzione delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili. Le resistenze della Commissione Ue riattivano le posizioni euroscettiche della Lega di Matteo Salvini. «Ho appena parlato con il ministro Giorgetti, è molto preoccupato e anche io, perché chi governa Bruxelles in questo momento o è un marziano o è in malafede», ha attaccato il vicepremier. «Con la crisi energetica, il costo di gasolio, benzina, luce, gas, e quindi anche del carrello della spesa per famiglie e imprese, rischia di saltare tutto». Nota la posizione leghista: riaprire al gas russo dal 2027, come ha suggerito anche l’Ad di Eni, Claudio Descalzi. Ma la strategia di Meloni continua a essere un’altra: potenziare la diversificazione degli approvvigionamenti. Per questo il 5 maggio, dopo essere già stata in Algeria, volerà a Baku, in Azerbaijan, da cui conta di potenziare i flussi di gas.

