Un conclave nel segno della speranza. Essere “pellegrini di speranza” è il leit motiv del Giubileo. Nelle congregazioni generali si è parlato del duplice compito della comunione nella Chiesa, della fraternità nel mondo. Vari cardinali hanno ricordato con gratitudine Papa Francesco citando la Evangelii gaudium per i processi avviati di cui farsi carico. Nelle riunioni pre-conclave si è parlato di collaborazione e solidarietà tra le Chiese, il ruolo della Curia in rapporto al Papa. Si è sottolineato il servizio della Chiesa e del Papa in favore della pace, il valore dell’educazione con l’auspicio che il prossimo Papa sia profetico e non si chiuda nel Cenacolo ma esca e porti luce al mondo che ha disperatamente bisogno di speranza, citando il tema del Giubileo. Quota 89: è questo il numero di preferenze che dovrà raggiungere il nuovo Pontefice per essere eletto al Conclave. Il quorum è fissato dalla Costituzione Universi dominici gregis promulgata nel 1996 da Giovanni Paolo II e stabilisce che il Papa è eletto quando ottiene i due terzi dei voti “computati” sulla base degli elettori “presenti e votanti” all’interno del Conclave.

Il documento sottoscritto promulgato da Karol Wojtyła dispone inoltre che nel caso in cui il numero dei cardinali elettori “non può essere diviso in tre parti uguali” è necessario “un suffragio in più“. La base elettorale al Conclave che inizia il 7 maggio è formata da 135 gli aventi diritto, ma i presenti, al momento, saranno due di meno, 133: la quota dei due terzi per essere eletto scende quindi da 90 a 89. Il programma del Conclave, dopo l’extra omnes, prevede una prima votazione nel pomeriggio di mercoledì e, in caso di mancata elezione, quattro votazioni al giorno (due la mattina e due nel pomeriggio) nei tre giorni successivi. Se dopo 13 votazioni dovesse mancare il quorum per il nuovo Papa è prevista una pausa di 24 ore nelle operazioni di voto. Nel 2013 Benedetto XVI con il Motu Proprio De Aliquibus Mutationibus in Normis de Electione Romani Pontificis ha stabilito che se dopo 34 scrutini non sia arrivati all’elezione, i cardinali sono chiamati obbligatoriamente ad un ballottaggio tra i due nomi che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze. Ma anche in questo caso sarà sempre necessaria una maggioranza dei due terzi. Per gli ultimi tre Pontefici l’attesa per il raggiungimento del quorum è stata breve: Giovanni Paolo II venne eletto all’ottavo scrutinio nel terzo giorno di Conclave, il 16 ottobre del 1978, Benedetto XVI, venne scelto in due giorni con quattro scrutini, il 19 aprile del 2005 e Francesco salì al soglio al quinto scrutinio il 13 marzo del 2013.

Francesco parlava di una Chiesa che deve operare facendo attenzione ai segni dei tempi, senza cedere alla comodità del conformismo, ma lasciandosi ispirare dalla preghiera. Un’esortazione a camminare saldi nella fede in Gesù Cristo, saldi nella verità del Vangelo, ma l’atteggiamento dei cristiani deve muoversi continuamente secondo i segni dei tempi. I cristiani sono liberi per il dono della libertà che ha donato Gesù Cristo. Ma il lavoro dei cristiani è guardare cosa succede dentro, discernere i loro sentimenti e pensieri. E cosa accade fuori discernendo i segni dei tempi. Secondo Francesco, dunque, i tempi fanno quello che devono: cambiano. I cristiani devono fare quello che vuole Cristo: valutare i tempi e cambiare con loro, restando saldi nella verità del Vangelo. Ciò che non è ammesso è il tranquillo conformismo che, di fatto, fa restare immobili. In merito, Francesco ha citato il brano della Lettera ai Romani di San Paolo, il quale, ha detto Francesco, predica con tanta forza la libertà che ha salvato l’umanità dal peccato. E c’è la pagina del Vangelo nella quale Gesù parla dei segni dei tempi dando degli ipocriti a coloro che sanno comprenderli ma non fanno altrettanto con il tempo del Figlio dell’Uomo. Dio ha creato gli uomini liberi e per avere questa libertà occorre aprirsi alla forza dello Spirito e capire bene cosa accade
dentro e fuori il loro animo, usando il discernimento.

Gli uomini hanno, secondo Francesco, questa libertà di giudicare quello che succede fuori di essi. Ma per giudicare devono conoscere bene quello che accade fuori da loro stessi.
E come si può fare questo? Come si può fare questo, che la Chiesa chiama conoscere i segni dei tempi? I tempi cambiano. Per Francesco è proprio della saggezza cristiana conoscere questi cambiamenti, conoscere i diversi tempi e conoscere i segni dei tempi. Cosa significa una cosa e cosa un’altra. E fare questo senza paura, con la libertà. Jorge Mario Bergoglio riconosce che non è una cosa facile, troppi sono i condizionamenti esterni che premono anche sui cristiani inducendo molti a un più comodo non fare. E invece prima la misericordia poi il resto. Una concezione della sua missione che fa di papa Bergoglio non solo il capo della Chiesa o il portavoce dell’intera cristianità. Bensì un interlocutore e referente morale di “tutti gli uomini di buona volontà”, secondo la lezione di Giovanni XXIII, il predecessore cui Francesco maggiormente si ispira nel magistero e che ha proclamato santo a piazza San Pietro nella stessa cerimonia di canonizzazione di Karol Wojtyla.

