VENERDÌ 24 APRILE 2015, 000:01, IN TERRIS

Come nasce la tentazione di dividersi

AUTORE OSPITE
Come nasce la tentazione di dividersi
Come nasce la tentazione di dividersi
Una bambina di 8 anni mi ha detto: “Se mio papà e mia mamma si dividono, io fuggo da casa; vado da chi mi vuole bene; vado da mia nonna!”. Le liti continue tra marito e moglie avevano creato il dubbio nel suo piccolo cuore sulla serietà del loro amore. La bambina provava ansia e paura con la conseguente insicurezza nella quale non poteva vivere. La nonna era il nuovo polo di riferimento che le donava sicurezza e pace.
Come nasce la tentazione del divorzio? Anzitutto dalla mancanza di dialogo profondo per cui non c’è comunicazione del proprio mistero intimo. Quando, tra i coniugi, uno comincia a scoprire aspetti negativi della vita dell’altro, che non conosceva o che non aveva volutamente cercato di conoscere, e non ne parla, comincia a sentire il rigetto.

Il divorzio non è mai giustificabile, è invece possibile prevenirlo. La via è semplice: non nascondersi mai nulla l’un l’altro, parlarsi anche a rischio di reazioni negative, chiedere aiuto all’altro, confidarsi assieme con chi vuole e può aiutarci.

E’ possibile evitare il divorzio, ricorrendo al Signore e a chi parla di Lui. Il matrimonio si salva vivendolo nelle proprie comunità. I testimoni scelti per il matrimonio, non per motivi futili ma perché ricchi di fede e di vita in Cristo, sono un aiuto nelle ore buie dell’amore.

Occorre essere un buon marito. E per essere un buon marito? E’ necessario avere nel cuore solo la propria moglie. Neanche una scappatella? Neanche una.  Che cosa occorre per essere una buona mamma? Occorre essere una buona moglie! E per essere una buona moglie? Curare il proprio marito! Che cosa significa? Rendersi gradevole a lui, farsi desiderare, attirarlo con la bellezza della propria interiorità dello spirito, commuoverlo con la propria oblatività, con la propria femminilità, avvicinandolo con la propria bellezza, non tanto del proprio corpo ma dell’insieme della personalità, donandosi nell’intimità del proprio cuore come sigillo della sua unità con lui, dopo tanti preludi d’amore. La donna rendendosi amabile conquista il cuore del proprio sposo.

Quando la donna non ama il suo marito, lentamente lo distrugge, lo fa morire a forza di punture di spillo. La donna, quando diventa cattiva, diventa insopportabile, talvolta feroce, perché si acceca. Adagio adagio si allargano le distanze, si toglie la comunicazione verbale, si accresce la comunicazione non verbale negativa, diminuisce sempre più il dialogo e la comunione corporea. Se si dona una volta al mese è già tanto, poi sempre meno. I rapporti, così rari, arrivano a scomparire. Quando avvengono questi rapporti lei è un pezzo di marmo e nella sua fantasia si unisce ad altri. Si arriva alla tragedia.

Ma tutto si può salvare, ed è possibile rinnovarsi e riprendere il cammino fino a ritornare una cosa sola. Un comportamento aberrante si va instaurando tra gli uomini tra i mariti. La perversione ideologica e la pazzia pratica. Si fa strada una mentalità distruttiva. L’uomo corrotto pensa, dicendo una bugia grande come una montagna: “Lascio il mio cuore alla moglie e vado a sfogarmi con i trans, ad eccitarmi con i bambini, a possedere donne”. Comprando il loro corpo, corpo di donne costrette a prostituirsi, divertendosi con le perversioni sessuali, con il sadismo e il masochismo. Talora anche la moglie aderisce a questa mentalità accettando gli scambi di coppia, che non sono altro che orge schifose.

L’uomo è un sinolo, cioè un’unità di corpo e anima: è impossibile che ci siano corpi staccati dall’anima. Abbruttendo il corpo si abbruttisce anche l’anima; dando via il corpo ad altri anche l’amore verso la propria moglie si distrugge. L’uomo poi che non cura la relazione spirituale con la propria sposa, rimane maschio come gli animali, e l’uomo che vive da animale non diventa uomo.

L’uomo che vive da maschio animale compra il corpo delle donne per coprire il suo senso di inferiorità. L’uomo animale vuole sentirsi padrone, dominatore della donna. Comprando il suo corpo pretende di fare tutto quello che vuole con lei, si sente padrone della donna che ha comprato e pagato al suo sfruttatore, e così perde anche se stesso. Chi va a prostitute non riesce più a essere padre e tantomeno sposo.

Il modo sbagliato di pensare e di essere, sfocia nel divorzio: i due non si tollerano più. Ciò che colpisce e lascia male, è che i figli non contano nulla, non si tiene conto di essi. I figli, invece, preferiscono la morte dei genitori alla loro separazione. Non tutti la pensano così, anzi pensano l’opposto. Ma è scientificamente dimostrabile che un figlio, una figlia, non accetterà mai la separazione dei genitori. Perché? Il figlio è il segno incarnato dei genitori, dell’unità dei genitori. Il figlio, la figlia, non ha bisogno dell’amore del babbo verso di lui, verso di lei, ha bisogno dell’amore del babbo verso la mamma, e della mamma verso il proprio figlio.

I figli, una volta che i genitori si sono separati, attuano l’atteggiamento psicologico del diniego, ma il trauma non viene cancellato. Esso continua ad agire in modo sotterraneo, impercettibile, ma è costantemente operativo. Nella loro scienza insorge. Molti bambini, quando sentono i propri genitori che litigano, subiscono le paure abbandoniche, anche perché tante volte credono di essere essi la causa del litigio. Il prof. Vittorino Andreoli, illustre psichiatra, ha affermato che il divorzio non dovrebbe essere concesso finché ci sono figli sotto i tre anni. La vita dei figli dei divorziati è infelice, infelicità causata dai genitori. Qualsiasi divorzio può essere evitato.
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