Siamo arrivati alla sesta domenica di Pasqua, arriveremo poi all’Ascensione e alla Pentecoste, il giorno in cui i discepoli ricevettero il dono dello Spirito Santo. Un dono, quello dello Spirito Santo, che ci accompagna sempre fin dalla storia della creazione, quando leggiamo che “lo Spirito di Dio” aleggiava sulle acque. Noi siamo sempre sotto questo soffio stupendo dello Spirito.
Il Vangelo di questa domenica ci porta all’interno dell’ultima cena, qualcuno potrebbe dire: ma siamo nel tempo di Pasqua, come mai torniamo indietro? No, la liturgia non è una cronaca, ma un messaggio che vale per sempre: è nato in un contesto storico ma la sua luce continua per sempre. Questo dimostra la presenza dello Spirito nella Chiesa. In queste settimane, subito dopo il giorno di Pasqua, abbiamo vissuto la nostalgia per la morte di Papa Francesco e, poi, abbiamo iniziato a godere della presenza di Papa Leone XIV, con la prospettiva del futuro. Papa Francesco è stato l’uomo delle prime volte, appena eletto ha salutato con un semplice “buonasera”, ha chiesto la benedizione al popolo, prima di donarla lui. Gesti che hanno segnato un’epoca, ha aperto una strada e speriamo che Papa Leone possa continuare su questo sentiero, ognuno mette un tratto e lo Spirito ci conduce.
Nel contesto di questo Vangelo, si parla dell’amore – all’inizio – e dello Spirito. In questo brano c’è il dono della pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”, dice Gesù. Stiamo vedendo come si moltiplicano i tentativi di pace che auspichiamo possano proseguire, ma al momento si tratta solo di una tregua, non c’è la pace vera in questo mondo. Gesù nel Vangelo annuncia agli apostoli: “Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre”- Non significa che Gesù si era allontanato da Dio. Con le sue parole vuole garantire che la sua storia è la storia del Padre.
“Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Vorrei soffermarmi brevemente su questa frase. Guardando al nostro tempo, possiamo ringraziare il Signore perché ha insegnato tante cose alla Chiesa attraverso Papa Francesco; e continuerà a farlo perché la storia continua e c’è bisogno che la “parola di sempre” venga proclamata per il nostro oggi. “Vi insegnerà e vi ricorderà”: bisogna guardare sì al futuro, ma con un occhio alla tradizione. questo può essere un augurio per Papa Leone. Siamo certi che lo Spirito Santo insegnerà al Pontefice a condurre la Chiesa in avanti, ricordando quanto avvenuto: il sentiero non inizia, ma è già iniziato. E sarà proprio lo Spirito di Dio che farà germogliare i semi che sono stati gettati in questo cammino. Allora ci sarà pace e amore.

