Cinque tappe per Papa Leone: dialogo e ascolto nelle parrocchie romane

Papa Leone XIV - Foto © Vatican News

Papa Leone inizia domenica 15 febbraio una fitta serie di visite alle parrocchie romane. Copriranno tutto il periodo quaresimale, cinque in tutto, una per ogni settore in cui è divisa la diocesi. Saranno visite vere, con momenti di ascolto e di dialogo con le diverse componenti parrocchiali e culmineranno con la celebrazione dell’eucarestia.

Il legame dei successori dell’apostolo Pietro con la città dove il pescatore della Galilea trovò il martirio non è un accessorio: è costitutivo della loro missione. Un Papa è tale in quanto vescovo di Roma, non viceversa. Pastore della Chiesa universale perché pastore della Chiesa di Roma. Tant’è che nei primi secoli il Papa era scelto solo dai preti della comunità cristiana fondata dai santi Pietro e Paolo. Un legame che ha attraversato la storia, pur acquisendo nel tempo forme diverse.

L’ultimo Papa romano è stato Pio XII. Poi abbiamo avuto due Papi lombardi, uno veneto, e quattro stranieri. L’ultimo cardinale Vicario veracemente romano fu Luigi Traglia; ai giovani preti che chiedevano un consiglio sul loro apostolato nella capitale del cattolicesimo rispondeva in dialetto: “Sii bono, e non te sbagli mai”. Ma l’amore per la Città Eterna ha contagiato tutti i papi. Il bresciano Paolo VI confidò la sua simpatia per “la parlata romanesca, spiritosa e vigorosa”. E quando visitò il Campidoglio, nel 1966, fece propria la fiera rivendicazione di San Paolo: “civis Romanus sum, sono cittadino romano”. Espressione simile ha utilizzato anche Papa Leone, ai piedi del Campidoglio, il 25 maggio 2025, ma traendo ispirazione dal suo Agostino: “Oggi posso dire che per voi e con voi sono romano!”.

Tutti i papi hanno sentito come un dovere pastorale visitare le parrocchie della loro diocesi. Nei suoi ventisette anni di pontificato Karol Wojtyla ha battuto tutti i record: ne ha visitate 317, quasi tutte. Joseph Ratzinger una decina. Jorge Mario Bergoglio una ventina, tutte in periferia. Ora tocca a Robert Prevost, il primo papa americano della storia. Inizia le sue visite pastorali nove mesi dopo l’elezione. I suoi predecessori erano stati più lesti: Giovanni Paolo II e Francesco hanno visitato la loro prima parrocchia due mesi dopo la fumata bianca, Benedetto XVI otto mesi dopo. Ma Leone XIV ne visiterà cinque di seguito, tra febbraio e marzo; se manterrà questo ritmo scavalcherà presto gli ultimi due predecessori nella classifica dei pontefici che hanno visitato il maggior numero di comunità parrocchiali.

Sicuramente le sue visite si distingueranno per l’ascolto, la cordialità discreta, la ricerca dell’unità, il realismo nell’affrontare i problemi: è lo stile del suo pontificato. E i problemi non mancano, nella diocesi del Papa, specialmente dopo i conflitti intestini che negli ultimi anni hanno tormentato il Vicariato. Ma Leone è un papa missionario e non ama i ripiegamenti autoreferenziali. Nella Città Eterna la percentuale dei cattolici praticanti è inferiore al venti per cento della popolazione. Una minoranza.

Francesco forse scandalizzò qualcuno definendo Roma “terra di missione”; un’espressione che anticamente indicava solo i territori lontani, sprovvisti di chiese, in Asia e in Africa. Nel suo primo incontro con i rappresentanti della diocesi il Papa gesuita attualizzò in chiave missionaria la parabola del buon Pastore che, tornato all’ovile, si accorge della pecorella mancante e lascia le altre 99 nel recinto per andare a cercarla: “Ma, fratelli e sorelle – disse con vigore – oggi ne abbiamo una nel recinto; ci mancano le 99! Dobbiamo uscire, dobbiamo andare da loro!”. Non pensava ad un proselitismo ansioso e fallimentare; la Chiesa cresce per “attrazione” ripeteva con papa Benedetto. Un pensiero certamente condiviso da papa Leone. Nel suo incontro con il clero romano, il 12 giugno 2015, ha indicato come figure “profetiche” don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani e don Luigi Di Liegro, tutti e tre sacerdoti scomodi, di frontiera. “Hanno saputo coniugare la passione per la storia – disse – con la passione per il Vangelo”.

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