Chi fabbrica illusioni e chi avvelena i pozzi

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Molti non sanno che l’Italia è primatista europea per fondi comunitari non spesi a causa della cronica incapacità della nostra burocrazia di presentare in tempo progetti tecnicamente validi e formalmente inattaccabili. Non c’è nulla di peggio di una illusione che diventa delusione. Il peso specifico delle parole è il cemento che tiene unita la società. La perdita di valore delle promesse è causa inevitabile di implosione della convivenza civile. Ogni giorno raccolgo le testimonianze di persone affrante e disilluse che non credono più in niente e in nessuno. La dimensione politica, sindacale, religiosa e associativa stenta sempre più a rappresentare aspirazioni e istanze collettive e individuali. In questi lunghi, angosciosi mesi di pandemia, il popolo ha ascoltato mirabolanti scenari che prefiguravano un cambiamento epocale, un nuovo piano Marshall, un New Deal in grado di trasformare una tragedia storica in irripetibile opportunità di crescita e avanzamento globale.

L’annunciata “potenza di fuoco” si è tramutata in pochi spiccioli arrivati a singhiozzo ad un numero insufficiente di famiglie e imprese allo stremo. Ancora una volta prospettare, promettere e poi non mantenere quanto sbandierato brucia il capitale più prezioso che possa esistere nella nostra vita di comunità e di singoli: la fiducia.

Nessuno è immune dal crollo della credibilità. Le cronache planetarie e nazionali ribollono di scandali drammatici nei quali coloro che dovrebbero garantire la sicurezza pubblica, la sopravvivenza dei deboli e la giustizia terrena si macchiano invece di terribili opere e omissioni che concorrono al generale clima di disillusione e disincanto.

Il Papa nell’ultimo messaggio per la giornata dei poveri ha dipinto in modo semplice e definitivo la profonda incoerenza dimostrata anche da certi ambienti religiosi che antepongono la preghiera alla carità fino a giustificare il disinteresse per i sofferenti. E’ la stessa diabolica illusione che, in forme diverse, accresce la gravità delle mancate promesse. Ma come si può esortare alla conversione quando mancano l’esempio e la serietà di lasciare fuori dalla propria vita la ricerca narcisistica del potere, della visibilità, della ricchezza e della carriera? Guai a sperperare materialmente e spiritualmente l’evangelico obolo della vedova!

Quel modesto contributo al bene comune è il tesoro più prezioso agli occhi di Dio. In questi giorni nei quali lo Stato tarda a saldare i suoi debiti, pretende da milioni di nuovi poveri il pagamento di imposte che per molti rappresentano un atroce bivio: dare a Cesare o togliere il cibo di bocca ai propri figli. Non esiste strozzino più iniquo e spregiudicato di quello che si presenta con le insegne dell’autorità pubblica. E’ stato invocato da un anziano e saggio padre gesuita un giubileo dei debiti per concedere almeno una moratoria di un anno a tutti coloro ai quali la crisi sanitaria e sociale ha stretto un cappio al collo.

Gesù, ci raccontano le Scritture, era circondato da entusiastici ammiratori che però, in alcuni casi, perdevano all’istante il loro slancio quando vedevano concretamente toccati i loro interessi. Evidentemente “il diavolo passa dalla tasca” (copyright Papa Francesco) e, parafrasando un celebre slogan: toglietemi tutto, ma non il portafoglio.

L’imbarazzo è ancora più forte quando si vede il Vangelo piegato alle convenienze ideologiche, corporative e di parte con il vergognoso pretesto che la fede attiene solo alla dimensione individuale e non può permettersi di incidere sulla vita pubblica né di chiamare le cose con il loro nome. La Verità non si imbavaglia per legge così come non si può prendere dal Magistero solo ciò che fa comodo, ignorando le prescrizioni e gli indirizzi che non collimano con l’arbitrio degli effimeri desideri. I fabbricanti di illusioni e gli avvelenatori di pozzi si ostinano a prendersi gioco dell’umanità, dimenticando la poco invidiabile fine di Prometeo. Il destino è come il sole che può riscaldare o bruciare, a seconda della prudenza ( santa virtù ) con la quale ci si avvicina ad esso. Attenzione, quindi, a sottovalutare la frustrazione e lo scontento che vigilano sul corretto impiego del Recovery Fund. Sarebbe meglio attivarsi subito per migliorare le condizioni infrastrutturali e di tenuta del sistema per non consegnare, ancora una volta, il Paese alle mafie che, nella pandemia, sembrano le uniche sanguinarie organizzazioni ad avere malignamente il polso della disperazione sulla quale speculano mortalmente.

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