Nell’abside della basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale vicario Baldassare Reina presiederà una messa in suffragio del cardinale Camillo Ruini, in occasione del trigesimo della morte, cioè a trenta giorni. Il cardinale Ruini ha lasciato un segno importante nella diocesi di Roma e soprattutto nella Conferenza episcopale italiana, che sotto la sua presidenza vide crescere le proprie strutture e divenne un punto di riferimento anche per la cultura e la politica italiana.
La visione pastorale di Camillo Ruini si espresse soprattutto nel “Progetto culturale cristianamente orientato”, promosso dalla CEI a partire dal 1997, che si proponeva di rendere i cattolici protagonisti negli ambienti che fanno cultura e opinione, per cercare di incidere di più nell’evangelizzazione. Anch’io fui coinvolto nelle iniziative del Centro Nazionale per il Progetto Culturale che si occupavano di problemi filosofici, teologici, storici e scientifici su problemi di attualità.
Collaborò anche con Benedetto XVI, che in occasione del 25° anniversario dell’ordinazione episcopale in un messaggio gli scrisse: «Nella Chiesa di Roma tutti hanno potuto constatare la Sua grande capacità di lavoro, la Sua fede semplice e schietta, la Sua intelligente creatività pastorale, la Sua fedeltà all’identità viva dell’Istituzione attraverso l’unione con il Papa anche in mezzo alle difficoltà, il Suo fiducioso e sorridente ottimismo».
Durante il suo ministero di Vicario di Roma ha accompagnato all’ordinazione circa 500 presbiteri diocesani e ha favorito con varie iniziative la realizzazione di circa 60 nuove chiese parrocchiali.
Io ho avuto la fortuna di collaborare con don Camillo durante i sette anni che sono stato Rettore del Collegio Capranica, di cui il cardinale Ruini era Presidente della Commissione Pontificia per l’Alta direzione. Egli mi nominò membro del Consiglio Presbiterale della Diocesi di Roma, Rettore della Chiesa di S. Agnese in Agone, dove promossi l’adorazione notturna, Rettore della Chiesa di S. Maria Odigitria dei Siciliani. Facevo parte della Commissione degli Scrutini per i candidati agli ordini sacri della diocesi di Roma oltre che del Collegio Capranica, anche del Seminario Romano, del Seminario “Redentoris Mater” del movimento Neocatecumenale e del Seminario del Divino Amore.
Con il Cardinale Ruini ho incontrato varie volte san Giovanni Paolo II nelle udienze annuali agli alunni del Collegio e una volta anche a cena. Rimasi colpito che il cardinale, nonostante i suoi molteplici impegni, riceveva singolarmente tutti i seminaristi dei seminari della diocesi di Roma.
Negli ultimi anni, anche se non aveva più incarichi, aveva continuato a far sentire la sua presenza attraverso libri, interviste e colloqui nel suo appartamento nei pressi del Vaticano dove ho continuato ad incontrarlo. L’ultimo suo messaggio risale al 20 febbraio di quest’anno: mi ringraziava per gli auguri per il suo 95° compleanno e perché mi ero complimentato per la sua ultima intervista al Corriere della Sera, firmandosi semplicemente “don Camillo”.
Con lui è scomparso uno dei grandi protagonisti della Chiesa italiana durante i pontificati di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo da sessanta anni.
Il primo incontro risale al 1966, quando io appena ventenne ero alunno del Collegio Capranica a Roma e don Camillo – come si faceva chiamare – da professore di teologia continuava a frequentare il Capranica e la Pontificia Università Gregoriana. Io fui presente alla difesa della sua tesi di dottorato, sotto la guida del gesuita spagnolo, che è stato anche mio professore, Juan Alfaro, sul tema “La trascendenza della grazia nella teologia di San Tommaso d’Acquino”, il cui testo fu pubblicato nel 1971 nella prestigiosa collana della Gregorian and Biblical Press.
Era nato il 19 febbraio 1931 a Sassuolo, nella diocesi di Reggio Emilia, da una famiglia borghese. Ruini intraprese la strada per il sacerdozio appena terminato il liceo scientifico e, per l’insistenza di suo padre medico, che voleva per il figlio una preparazione di prim’ordine, fu inviato a studiare filosofia e teologia a Roma, dove respirò un clima internazionale e assaporò alcune delle novità teologiche che sarebbero confluite nel Concilio Vaticano II, con professori di prim’ordine tra cui il gesuita canadese Bernard Lonergan.
Ebbe come compagni di Collegio alcuni futuri cardinali: Francesco Pompedda, Renato Martino, Sergio Sebastiani, Andrea Montezemolo. Fu ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954.
Nella sua diocesi di appartenenza si dedicò all’insegnamento della filosofia e della teologia dommatica, fu assistente dell’Azione Cattolica e poi vicario episcopale per l’apostolato dei laici, impegnato soprattutto nella pastorale scolastica e culturale. Si ispirò agli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
Reggio Emilia era la diocesi da cui proveniva don Giuseppe Dossetti, Romano Prodi (di cui Ruini celebrò il matrimonio), Luciano Corradini, presidente nazionale dell’UCIIM, i servi di Dio don Dino Torreggiani, pioniere dell’opzione preferenziale per i poveri, ed Enzo Piccinini, esponente di spicco di Comunione e Liberazione.
Camillo Ruini ebbe un particolare rapporto con san Giovanni Paolo II. A questo proposito ho un ricordo personale. Dopo l’elezione, papa Wojtyła si recò nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove svolgevano il servizio liturgico gli alunni del Capranica. Don Camillo e il sottoscritto, pur essendo ex alunni, ci siamo fatti prestare una tunica e una cotta per incontrare il nuovo Papa. Durante il percorso a piedi dalla sede del Collegio alla basilica mariana ebbi modo di confrontarmi con Ruini sulle mie prime esperienze pastorali e sul mio insegnamento della teologia a Catania.
Don Camillo, nel 1983, fu nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia e scelse come motto Veritas liberabit nos, coniugando la fedeltà alla Verità, che è Cristo, con la libertà.
Poco dopo fece parte della segreteria del comitato preparatorio del secondo Convegno ecclesiale nazionale, che si svolse a Loreto nell’aprile del 1985 e di cui fu uno dei tre vice-presidenti. Giovanni Paolo II, che lo conobbe in questa occasione, vide in Ruini una figura in grado di guidare la Chiesa italiana secondo le direttive del suo pontificato.
Così il 28 giugno 1986 lo nominò segretario generale della Conferenza episcopale italiana e il 7 marzo 1991 presidente. La particolare stima di Wojtyła nei suoi confronti si manifestò, oltre che con la creazione a cardinale nel concistoro del 28 giugno 1991, anche con la nomina a vicario generale per la diocesi di Roma il 1º luglio 1991.
Ruini rimase presidente della CEI per 16 anni, fino al 7 marzo 2007. Il suo ultimo incarico istituzionale fu la presidenza della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje, istituita nel 2010 e che terminò i lavori nel 2014, in base alla quale fu concesso il nulla osta al culto.

