Come cambieranno i rapporti tra Ue ed Usa dopo l’elezione del nuovo presidente

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Queste “strane” elezioni americane sono viste con molta attesa dall’Europa, c’è molta cautela a sbilanciarsi fino a quando i risultati non saranno definitivi. C’è un’attenzione particolare e maggiore consapevolezza. Quattro anni fa, l’Europa e le sue istituzioni seguivano molto la linea dei sondaggi e si credeva poco alle possibilità di Donald Trump, il risultato del voto fu una sorta di doccia fredda. Questa volta c’è maggiore cautela e, memore della scorsa tornata elettorale, si è preferito essere più cauti.

E’ abbastanza evidente che non sia una questione strettamente politica, però sicuramente la figura di Donald Trump ha creato molti problemi, sia di merito sia di metodo, all’Europa intesa come istituzioni, ma anche a molti Paesi. Si attende e si fa un tifo più che per Biden, contro Trump, probabilmente chiunque si fosse candidato contro l’attuale presidente Usa sarebbe stato sicuramente sostenuto. Chiaramente c’è rispetto dei ruoli istituzionali, si parla comunque dell’America, Stato che ha rapporti con la nostra Unione europea sia economici ma anche storici: se abbiamo la democrazia in Europa lo dobbiamo, sicuramente ai sacrifici di tanti europei sia al sacrificio di tanti americani.

In questa tornata elettorale americana ci sono degli elementi inediti: dalla forte partecipazione che c’è stata a causa del voto postale, c’è anche la sensazione che Trump non mollerà e spingerà al ricontare i voti, magari farà anche un ricorso alla Corte Suprema. Sicuramente Trump, in questi quattro mesi che lo separano, eventualmente, dall’abbandono alla Casa Bianca, si arroccherà un po’ nel suo fortino. Questo non aiuterà, probabilmente, anche qui dall’Europa si inizierà a prendere contatto con la diplomazia americana, magari con un presidente non eletto, e si bloccherà un po’ tutto. Ma bisogna anche dire che questo 2020, a causa della pandemia da coronavirus, ci ha un po’ abituato a stravolgere le cose del mondo e anche questa situazione verrà presa come un dato di fatto, anche se bisognerà attendere qualche mese per sapere il risultato preciso. 

Non è chiaro se cambieranno, e in quali modi, i rapporti tra Europa e Usa a seconda del presidente che verrà eletto. Tra i due Paesi, spesso, ci sono stati interessi ed obiettivi comuni, ma negli ultimi anni le cose sono cambiate. Pensiamo ad uno dei principali settori economici europei, come quello dell’industria automobilistica della Germania subì la sua principale crisi con il Dieselgate che partì dagli Stati Uniti. Al giorno d’oggi, invece, c’è questa grande partita che si gioca intorno alla tassazione dei giganti del web, che secondo l’Europa non sono tassati adeguatamente, ma che invece hanno trovato un fronte molto compatto nell’amministrazione Trump. Da un punto di vista commerciale, Europa e Stati Uniti abbiano preso delle strade molto differenti, sono due economie che stanno un po’ cambiando. Non so se si riuscirà nell’immediato a riavvicinare le strade. L’unico vero fronte comune potrebbe essere quello di tenere il punto nei confronti della Cina.

Se dovesse vincere Biden ci troveremo con un’America che proverà a tornare più dialogante, meno arroccata. Lui si è dimostrato una figura capace di dialogare, è riuscito ad agganciare anche una parte di centro, magari si rivolgerà di meno ad un’America profonda e di più a quell’America che piace anche a noi europei. Probabilmente sarà un presidente di transito, è stato un po’ la criptonite contro il superman Trump, capace di riportare l’America al dialogo e ad essere meno divisiva agli occhi internazionali.

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