Il cambiamento attraverso la carità in politica

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Non è rassicurante quello che accade in questi giorni sotto il cielo del Belpaese: la canicola anticipata che ha reso torrida l’attuale stagione, ben si presta a descrivere la rovente situazione politica italiana. Nella sostanza c’è un rompete le righe generale. Si litiga nel centrodestra, si litiga nel centro sinistra, si litiga all’interno del governo; in qualche modo ognuno di questi soggetti con propositi ed accentuazioni diverse, se la prende con Draghi che navigando ad altezze siderali sopra loro per prestigio, interlocuzioni e obiettivi, viene preso di mira come si volesse succhiare autorevolezza dalla sua forza. Questo andamento spiacevole per le persone di buon senso avviene nel momento più delicato per la vita economica, sociale, politica dell’Italia ed Europa.

Siamo impegnati nella transizione più impegnativa dell’ultimo secolo sia per l’impiego diffuso delle tecnologie digitali, sia per le difficoltà e superamento delle modalità di approvvigionamento energetico. Per tali operazioni si stanno impiegando una montagna di denari attraverso il PNNR, che la nostra memoria storica non trova paragoni in altri periodi. In Europa si sta finalmente prendendo coscienza che il proprio destino dipende dall’evoluzione della forma di Stato necessaria per il proprio futuro. E mentre l’aggressione russa ai danni dell’Ucraina mette in chiara luce i pericoli per la pace futura e per l’avvenire delle libertà sociali, civili, e politiche vengono messe in pericolo da autocrazie spregiudicate. Ma tutti questi straordinari accadimenti non consigliano alla grandissima parte della politica di accantonare ogni calcolo parziale a favore degli interessi dell’Italia.

Insomma, ciascuno accusa altri di manchevolezze, smarrendo il senso essenziale della politica: trovare soluzioni ai problemi convergendo con gli altri sulle terapie da adottare; prendersi responsabilità rinunciando ad una parte della propria opinione pur di raggiungere la maggiore coesione per potere affrontare le sfide necessarie. Neanche l’ennesimo segnale dato dai cittadini che hanno disertato le urne nella percentuale mostruosa per una democrazia del 58% nel ballottaggio per l’elezione dei sindaci, ha consigliato le formazioni politiche ad analisi riguardo le ragioni di questo fenomeno manifesto di protesta. Anzi abbiamo assistito a penosi annunci di vittoria di taluni, mentre altri si sono già proclamati vincitori delle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento, esibendo sondaggi di opinione favorevoli che in verità hanno un valore dubbio soprattutto quando l percentuali dei votanti sono così incerte.

C’è dunque da ritenere che le cose in Italia cambieranno solo quando la politica cambierà, ed anche se dovesse modificarsi il rigore di valutazione dei cittadini: un rigore da applicare a monte e non a valle. Infatti non dovrebbe essere difficile comprendere dal linguaggio usato e dal contegno avuto dai vari soggetti pubblici; chi può e chi non è capace di esprimere carità verso i cittadini ed il Paese. Quella carità così alta da saper offrire in politica, che Paolo VI collocò seconda per importanza solo a quella della preghiera.

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