Bilancio di un anno di “Fratelli tutti”

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Foto ©Vatican News

“Pensare e generare un mondo aperto”. Il titolo del III capitolo della Fratelli tutti indica, a mio parere, la motivazione profonda che ha spinto Papa Francesco a regalarci questa Enciclica “sulla fraternità e l’amicizia sociale”, da Lui firmata ad Assisi il 3 ottobre 2020: “le ombre di un mondo chiuso” (cap. I) non possono spegnere la luce del vangelo (bellissima – nel II capitolo – la meditazione sulla parabola del buon samaritano) che genera, in chi la accoglie, “un cuore aperto al mondo intero” (cap. IV). Perché l’uomo non è fatto per il chiuso, ma per l’aperto! E allora si tratta di andare “oltre un mondo di soci” (n. 101) e di “camminare verso l’amicizia sociale e la fraternità universale” (n. 106).  E’ anche la lezione della pandemia, se la sapremo ascoltare: perché nessuno si salva da solo e siamo tutti sulla stessa barca!

L’enciclica non è per nulla un testo sociologico o politico, ma affonda le sue radici nella teologia neotestamentaria della fraternità. Penso, ad esempio, alla Prima Lettera di Pietro: “onorate tutti, amate la fraternità” (2,17); “resistete al diavolo saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte alle vostre fraternità sparse per il mondo” (5,9); qui, fraternità è addirittura sinonimo di Chiesa. E penso, soprattutto, a San Paolo: “non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). E’ una novità assoluta per il mondo antico, perché vengono abbattuti tre muri che sembravano incrollabili: il muro etnico-religioso; il muro dello status socio-giuridico; il muro della differenza di genere.

La Chiesa stessa, in molte stagioni della sua storia, ha dimenticato questa novità, radicata nel Battesimo. Oggi, si tratta di riscoprire che “la forza della fraternità, che l’adorazione di Dio in spirito e verità genera tra gli umani, è la nuova frontiera del cristianesimo” (così Francesco, il 6/1/2019, in una lettera al Presidente della Pontificia Accademia per la vita). Una frontiera nuova, ma anche antica, una verità evangelica che ci riempie di gioia… Perché davvero “non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 2,18), e “l’altro non è un estraneo; l’altro è la mia obbedienza, la mia religione, il mio amore a Dio, il mio cammino” (Arturo Paoli). L’altro, ogni altro, il più vicino e il più lontano, è mio fratello!

Oggi, però, la fraternità non è di moda, e delle tre parole d’ordine della rivoluzione francese è di certo la più dimenticata. Ma “la società in cui si dissolve la vera fraternità non è capace di futuro” (Francesco, 24/4/2017, lettera al Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze). L’Enciclica, allora, intende offrire a tutti la via della fraternità, che, nata in ambito cristiano (le prime comunità cristiane erano piccole Fraternità domestiche ed eucaristiche: basta leggere San Paolo e gli Atti!), può indicare il futuro necessario e possibile.

Ed è per questo che il Papa non soltanto valorizza e propone al riguardo la lezione di San Francesco e di Charles de Foucauld e la riflessione di pensatori cristiani non cattolici, come ad esempio Ricoeur, ma anche accoglie e cita la sapienza di altri pensatori religiosi, in particolare il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb. Perchè “le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società” (n. 271).

A partire da questa intuizione incandescente della fraternità come via necessaria e nuova frontiera, l’Enciclica è poi concretissima, e parla di guerra e pena di morte, di populismi e liberalismi, di costruzione artigianale della pace, di proprietà privata e di destinazione universale dei beni. Io però vorrei, per finire, citare solo due perle:

– “nell’attività politica bisogna ricordare che, al di là di qualsiasi appartenenza, ciascuno è immensamente sacro, e merita il nostro affetto e la nostra dedizione” (n. 195);

– la pratica della gentilezza, quando si fa cultura, “trasforma profondamente lo stile di vita…e apre strade dove l’esasperazione distrugge tutti i ponti” (n. 224).

Davvero la Fratelli tutti è nelle mani di ciascuno di noi, e si tratta di darle concretezza, lì dove ciascuno è chiamato a vivere.

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