Il racconto di te, della tua vita mi riempì di gioia il cuore appesantito di grumi che ostacolavano il flusso dell’amore. Le tue parole non erano vuote, sentivo in te una pienezza che superava l’effimero e riempiva i vuoti della mia esistenza. Attraverso il tuo dire mi ricomponevi le ossa frantumate e i crocicchi che percorrevo nel non senso, diventavano una strada, da percorrere, non più da sola, ma insieme. Il dono della fede non accade per caso, è iniziativa di Dio, sempre, e cresce se ascoltiamo la Parola di Dio.
Da un suono di tromba o di cembalo, da un passo di danza e da un sorriso passante, da una stretta di mano e dalla voce incoraggiante del Papa, la condizione dei legami malsani e strozzanti, che impediscono il respiro e annebbiano gli occhi, hanno donato di poter guardare il Cielo e camminare sulla terra pieni di gioia, speranza e decisione: non ti lascerò, mio Signore e mio Dio.
Quel raduno di milioni di giovani, ma vi erano un numero indefinito di adolescenti, raccontano questo anelito, questa gioia, questa ricerca, questa speranza che si vuole radicare in Gesù Cristo, presente e vivo in mezzo a noi: non vi lascerò soli. E’ così, ne siamo tutti certi. Non vi abbandonerò, è proprio così, dove si pensa che ‘io’ prevalga sul noi: si cammina insieme, passo dopo passo, e con gentilezza e amorevolezza, si aspetta chi ha il passo lento. Non si va in Cielo da soli.
Quelle stelle si concentravano, in quella notte di preghiera e adorazione, in quel Pane, vivo e vero, che nutriva gli affamati e i senza senso. Abbiamo tanto bisogno di autenticità e non di doppie vite e false testimonianze che disorientano e magnetizzano la bussola che ci indica la Via, la Verità, la Vita. Tutti cerchiamo di stare nel Cuore di Dio e guardare alla Croce non come condanna, ma come salvezza.
I giovani, gli adolescenti, i bambini sono modello del discepolato di e in Gesù. Non possiamo ridurli solo a statuine e a una sindrome di Peter Pan. Abbiamo bisogno di loro perché non sono il futuro ma un presente vivente da custodire, sostenere, ascoltare e orientare insieme il cammino delle nostre Comunità. Ascoltiamo il loro racconto, dopo essere stati al Giubileo con papa Leone XIV. Ci sia l’occasione, durante la celebrazione eucaristica domenicale, di dare spazio alle loro speranze, attese e gioie.
Il Vescovo Salvatore Rumeo, il 20 settembre a Noto, sul sagrato della Basilica del Ss. Salvatore, apre il suo cuore all’ascolto e insieme possiamo sognare una vita da vivere in una «casa accogliente» di Vangelo.

