L’attualità di don Sturzo nell’impegno sociale dei cattolici

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In uno scritto del 1901, a proposito della formazione seminaristica, don Luigi Sturzo affronta il problema della missione del prete nella società moderna ed enumera le conseguenze nefaste che potrebbe produrre l’impedire ai futuri sacerdoti il contatto col mondo contemporaneo. “Si metta – sottolinea don Sturzo- il chierico in una segregazione completa, totale della vita, si faccia sì che non cono­sca nulla di civiltà, di progresso di scienze, di nuovi libri, di politica, di agitazione di partiti, di rela­zione economiche, di aspirazioni popolari, di liberali­smo o di socialismo, di democrazia cristiana, di Opera dei Congressi, di lotte amministrative e di documenti pontifici (elementi giornalistici della giornata) e si avrà o il prete che pensa alla benedizione, al messale al breviario, e al predicozzo ai pochi fedeli riuniti in chiesa; o per una reazione violenta, il prete che senza criteri sia sbalzato nel vortice della vita moderna col pericolo di perdersi; in ogni caso sarà chi entrando nella  vita attiva  senza  tradizioni vive, né adeguata  educazione, senza palpiti, senza idee (che si maturano negli anni giovanili) si troverà disorientato, impaccia­to, inadatto; scriverà il giornale come la predica, cre­derà il Comitato (d’azione cattolica) un seminario, la sezione giovani una camerata d’alunni, e finirà per por­tare nell’ambiente delle associazioni cattoliche un pic­colo mondo antico, che si potrebbe chiamare l’anticamera del seminario, della sagrestia e della curia”.

Per don Luigi Sturzo, se solo alcuni preti debbono dedicarsi all’impegno sociale, tutti i sacerdoti devono orientarsi verso l’azione popolare cristiana in quanto come pastori, devono occuparsi delle sorti sia materiali che spirituali dei loro fedeli. Se il sacerdote non si impegna in quella che oggi chiameremmo la “pastorale sociale” rischia di perdere il suo tempo in vuote attività clericali, che atrofizzano il suo ministero sacerdotale. “E’ necessario- scrive don Sturzo – che il giovane chierico viva ( nei debiti modi e nelle giuste misure) della vita quotidiana di idee teoriche e pratiche della quale vive la società, che il chierico di questa vita, elevata a missione sacerdotale rigeneratrice, se ne formi un ideale; che questo ideale pervada tutte le sue fibre morali, ascetiche, intellettuali, sportive, affinché nelle conversazioni invece di parlare di preminenze, diritti di mozzetta o di mitra, di precedenza nelle processioni o nel suono delle campane, invece che pensare alle cacce e alle campagne, invece di sospirare il momento del sacerdozio per avere un posto in curia o una pieve o un beneficio, o per sottrarsi al giogo della vita comune sospiri ad impiegare le sue forze nel campo dell’azione cattolica, che ha bisogno di giovani istruiti, volenterosi, entusiasti, atletici”.

Una preoccupazione costante di Luigi Sturzo, nella sua prima attività pastorale, fu quella di preparare dei sacerdoti impegnati a stare in mezzo al popolo per esercitare la loro missione di pastori per il bene spirituale dei fedeli, che si realizza non soltanto orientando le persone alla vita ultraterrena, ma infor­mando tutta la vita terrena dei princìpi cristiani. Per don Sturzo un autentico rinnovamento politico presuppone un rinnovamento morale che a sua volta implica una visione religiosa della vita. Questa convinzione lo spinse ad impegnarsi per far recuperare una nuova passionalità al clero me­ridionale e far rinascere nel popolo una fede convinta, da cui derivassero coerenti atteggiamenti morali.

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