Affidarsi a Dio per vincere l’insicurezza che ci rende fragili

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Certamente tutti vogliamo essere sicuri. Ma la domanda è come riuscirci? Riusciamo  a prevedere tutti i pericoli e a difenderci? La vita ci fa sempre sorprese e noi miseri abbiamo a disposizione solo la nostra prospettiva umana, quindi una conoscenza dell’ambiente molto limitata. Si, possiamo appoggiarci agli esperti di previsione del rischio, ma questo costa, spesso un sacco, e non è completamente sicuro. Dobbiamo allora rimanere nell’insicurezza ?

Il Vangelo di oggi paradossalmente ci incoraggia ad una “insicurezza” voluta e divina. Pienamente sicuro è solo Dio. Come dice la Bibbia, lui fa tutto ciò che vuole, solo che lo fa in un modo e in un tempo stabilito da lui non da noi. Il pericolo sta nel nostro attaccamento alla nostra visione. Razionalmente possiamo comprenderlo, però, avendo a che fare con Dio, si deve andare oltre il ragionamento esclusivamente umano. Lo ha sperimentato Pietro che  provava ad offrire a Gesù il suo consiglio, probabilmente risultante dal suo stesso ragionamento e desiderio di rimanere sicuro. Tuttavia Gesù offre  anche un’altra prospettiva e capovolge la visione di Pietro. Ancora di più, con tanta insistenza invita a seguire questa sua prospettiva, pur essendo pienamente consapevole per quanto essa sia “disumana”. Lui non solo non nega la necessità della sua crocifissione ma la estende a tutti. È una difesa paradossale contro rischio e insicurezza: scegliere all’inizio l’opzione di sconfitta umana che, proprio nella luce del mistero pasquale, diventa la garanzia di salvezza (quindi sicurezza e successo).

La prima lettura dal profeta Isaia offre una bella argomentazione umana per questa opzione radicale di Gesù: chi vuol essere pienamente sicuro e non rischiare mai, non potrà mai sperimentare la bellezza dell’amore. L’amore, con tutti i suoi giochi di seduzione, che sempre oscillano tra un rischio di violenza e nuovi campi di vicinanza, è sempre la migliore scuola di esperienza di Dio. Proprio questo Dio – imprevedibile, infinito, sempre sorprendente – è chiamato “Amore”. Ognuno vuole essere amato, nonostante il rischio che ne risulta. Ma non vogliamo amare per arrivare ad una sicurezza più grande? Chissà, forse la crisi dell’amore che osserviamo oggi risulta dalla nostra paura del rischio o, in altre parole, dalla nostra, troppo umana e limitata prospettiva di sicurezza?

Per arrivare a qualsiasi successo occorre rischiare. Il rischio “mondano” si può calcolare, minimalizzare – per vincere economicamente di più. Ma non lo si può togliere pienamente. I progetti più belli all’inizio sembrano sempre impossibili. Sono realizzati perchè qualcuno ha assunto una prospettiva umanamente “pazza”, ma dal punto di vista della storia, quella divina. Affidarsi a Dio, affidare a Lui i nostri progetti vuol dire, umanamente,assumere più di un rischio,che però, nella prospettiva divina significa farsi trasformare dalla grazia e forza di Dio per vedere meglio e fino in fondo: questa è l’opzione di Gesù, quella che ha disturbato Pietro, ma che alla fine è risultata l’unica e la più riuscita. E non è bello che adesso rimanga accessibile per tutti noi?

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