In coloro che sono cresciuti nel mondo diviso in due dalla guerra fredda quanto accaduto a Washington nelle ultime ore suscita uno strano effetto. Da un lato l’incontro nel formato allargato alla Casa Bianca tra Donald Trump e i leader europei assieme al bilaterale del presidente Usa con Volodymyr Zelensky certifica una realtà tornata multipolare dopo il formato bipolare della geopolitica est-ovest simboleggiata dal muro di Berlino. Oggi, dal Medio Oriente all’Ucraina, sono riemerse le potenze regionali e sullo scacchiere internazionale ogni discorso assume valenza “global”. Al tempo stesso, però, il summit in Alaska tra Trump e Vladimir Putin sembra far soffiare nuovamente un vento Oriente-Occidente da dialogo tra superpotenze. Non a caso un esponente della Chiesa americana ha osservato nei giorni del negoziato sull’Ucraina: “Ritorna lo spirito del dialogo tra Occidente e Oriente come nei vertici tra Usa e Urss durante la guerra fredda. Vedersi è già un risultato. Si sta imboccando di nuovo la strada del confronto Washington-Mosca. Ciò è un bene, Trump e Putin continueranno a dialogare. E Leone XIV rafforza il dialogo ovest-est che ci porterà verso la pace“.

Dialogo a Washington

La pace secondo Leone
In questo clima di ricerca del dialogo mentre infuria la “terza guerra mondiale a pezzi”, Leone XIV richiama ad una marcata attenzione sul tema della pace, obiettivo perseguibile e non “un’utopia spirituale”, attraverso percorsi di educazione alla nonviolenza nelle diocesi, iniziative di mediazione nei conflitti, progetti di accoglienza che “trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro”. Poi cooperazione con le autorità civili per il bene comune. Di pace in un momento carico di tensioni internazionali e di violenze recrudescenti, il Papa ha parlato anche ai vescovi italiani esortando ad “un’attenzione pastorale” sul tema così da diventare “artigiani nei luoghi della vita quotidiana”. Il pensiero è a parrocchie, quartieri, aree interne del Paese, periferie urbane ed esistenziali, tutti quei luoghi “dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione”, sottolinea il Pontefice. Il Papa auspica che ogni diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro. Ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. “La pace non è un’utopia spirituale”, chiosa Papa Leone, “è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa”.

Modello di conciliazione
Già nella scelta del nome è racchiusa la missione di Robert Francis Prevost, come evidenzia lo storico del cristianesimo Giovanni Maria Vian. Leone XIII è stato il primo papa eletto dopo la fine dello Stato pontificio. Dunque il primo papa non più re, dalle mille
sfaccettature. Prevost ha ricordato l’enciclica “Rerum novarum”, che fece epoca per una nuova sensibilità sociale, dichiarando che bisogna affrontare la rivoluzione attuale, dal mondo digitale all’intelligenza artificiale. Ma Leone XIII era anche nostalgico del potere temporale, come il predecessore Pio IX, e protestava contro chi lo aveva spazzato via. Decisamente ostile alla massoneria, promotore del rosario e della devozione allo Spirito Santo, moltiplicò i giubilei, legandoli anche a ricorrenze personali come la sua ordinazione sacerdotale, per contrastare la propaganda anticlericale di un’Italia finalmente unita. Papa molto politico, per arginare i governi italiani ostili alla Santa Sede tentò la carta della distensione con una Francia sempre più laica. Ma è stato anche il papa della grande diplomazia internazionale, del primo rinnovamento degli studi biblici e dell’attenzione all’Oriente cristiano. Ha continuato il respiro internazionale impresso al papato da Pio IX che volle il Concilio Vaticano I, il primo davvero mondiale. Ed è stato Leone XIII a creare cardinale John Henry Newman che proprio Prevost dichiarerà ‘dottore della Chiesa’”.

