MARTEDÌ 14 APRILE 2015, 000:01, IN TERRIS

A scuola di ipocrisia

ANGELO PERFETTI
A scuola di ipocrisia
A scuola di ipocrisia
Quasi quattro metri quadri di intonaco, misti a calcinacci, hanno ceduto ferendo due alunni della II E nella scuola elementare "Enrico Pessina" di Ostuni. La notizia della tragedia sfiorata ha monopolizzato l’attenzione di giornali, radio e tv; il governo ha promesso interventi rapidi, il mondo parlamentare pretende di capire di chi siano le responsabilità e invoca inchieste dettagliate, immediate sono riesplose le polemiche politiche. Eppure, al di là degli slogan sulla Buona Scuola, la verità è che il settore è totalmente abbandonato a se stesso, immerso in problemi che da anni nessuno affronta e avvolto da un mantello d’ipocrisia generale. Non solo perché da troppo tempo i governi di qualunque colore non pensano ad investire fondi sull’insegnamento facendo solo operazioni di maquillage didattico, ma anche perché tutti – destra, sinistra e centro – fanno finta di non sapere cosa accade realmente nelle scuole italiane.

Le aule vengono ridipinte dai genitori degli alunni, le suppellettili cambiate e sistemate con lo stesso metodo; ai papà e alle mamme viene chiesto spesso di portare persino la carta igienica o le bottigliette d’acqua, la cancelleria è praticamente a carico delle famiglie, che contribuiscono con elargizioni in contanti quando si tratta di fare l’uscita a teatro piuttosto che la gita al parco. Insomma, l’autonomia scolastica è solo un bell’esercizio lessicale, ma nulla più. Il sistema italiano dipende dalle famiglie anche per le cose più banali, non avendo lo Stato la capacità di fornire un’assistenza degna di questo nome.

In contesti come questo appena descritto, risulta difficile immaginare una puntuale attenzione per gli edifici, per la loro stabilità. Intonaci cadenti, infissi approssimativi, riscaldamenti a dispersione rapida sono purtroppo elementi con cui la maggior parte degli studenti italiani, dalle materne ai licei, deve fare i conti.

Il paradosso vuole che quella scuola dove è accaduto il fatto fosse stata ristrutturata da poco; ma i responsabili della ditta che aveva effettuato i lavori hanno già dichiarato che il loro era stato un incarico che non incideva in maniera strutturale sul plesso, ma solo di risistemazione superficiale. Ecco, forse è proprio quest’ultimo l’aggettivo che meglio identifica l’intero atteggiamento della politica rispetto al settore. Poi però, quando accade qualcosa, tutti pronti a denunciare l’inadeguatezza di una situazione che in realtà è perfettamente nota. E, se le circostanze diventano funebri, anche una bella fascia tricolore per testimoniare la vicinanza delle Istituzioni. Che così facendo ottengono solo il risultato opposto.

Episodi come quello accaduto negli Stati Uniti (quasi contemporaneamente ai fatti di Ostuni) dove una persona è stata uccisa nel corso di una sparatoria avvenuta nella biblioteca del Wayne Community College di Goldsboro, in North Carolina, ci fanno immediatamente assolvere dalle nostre responsabilità. Nelle nostre scuole non si sparano pallottole… Effimera consolazione, qui i nostri bambini rischiano di morire per molto meno.

 
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