Nelle chiese una targa per ricordare un migrante morto in mare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:00

Una targa per ricordare chi ha perso la vita in mare mentre cercava di raggiungere le coste dell'Europa sperando in un futuro migliore, sarà affissa in ognuna delle 126 parrocchie dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto. L'iniziativa che rientra nel programma “Quaresima di carità“, incentrato quest'anno sulla figura di Santo Stefano, martire che seppe perdonare i suoi uccisori. La Chiesa di Bari Bitonto ha per questo deciso di dedicare un pensiero particolare a “questi martiri dei giorni nostri“. In ciascuna delle chiese è stata distribuita una targa, indicante i dati di “fratelli migranti”. “In questo tempo di Quaresima, ad ognuna delle parrocchie, affidiamo in maniera particolare uno di loro“, spiega una nota della diocesi. 

Il senso dell'iniziativa

“Ciascuno di questi fratelli migranti – si legge in un comunicato – può aiutarci in due modi: innanzitutto chiedendo la loro intercessione e preghiera al Padre, di cui già certamente contemplano il volto. In secondo luogo, possono essere occasione di provocazione: per i giovani ad osare nella vita; per gli adulti ad essere più accoglienti e miti, consapevoli che ognuno di questi migranti potrebbe essere nostro figlio, e per la Comunità a non essere chiusa in se stessa. Siamo figli di un solo Dio Padre, che ciascuno chiama come ha imparato e quindi fratelli tra noi, senza distinzione di colore, sesso, religione, nazionalità! Vi chiediamo di esporre la piccola targa in un luogo visibile presso il quale ciascuno possa sostare per una preghiera personale o per la riflessione di tutta la comunità. Inoltre, la Caritas parrocchiale in modo particolare, si faccia promotrice all’interno della comunità di un’iniziativa, una proposta di preghiera o un gesto concreto per condividere la memoria di questi fratelli”.

Le altre iniziative per la Quaresima

Inoltre, tra le proposte inserite nel programma della “Quaresima di carità”, c'è anche l'invito a promuovere “segni concreti carità” che coinvolgano tutte le generazion ad approfondire la storia di un martire, specialmente contemporaneo. “Nelle nostre comunità certamente sono presenti fratelli e sorelle che, anche in maniera umile e silenziosa, hanno contribuito perdonando a fermare o rallentare le 'spirali' del male. Invitare i testimoni a raccontare la loro storia – si legge ancora nel comunicato dell'arcidiocesi – ci ricorda la nostra comune chiamata alla santità“. 

 

 

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