LUNEDÌ 25 NOVEMBRE 2019, 13:02, IN TERRIS

GIORNATA CONTRO IL FEMMINICIDIO

“Donne Crocifisse” al palazzo arcivescovile di Monreale

Oggi la presentazione del saggio-inchiesta sulla tratta di don Aldo Buonaiuto al convegno “Violenza sulle donne”

GIACOMO GALEAZZI
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La Cattedrale di Monreale con alle spalle il Palazzo arcivescovile
La Cattedrale di Monreale con alle spalle il Palazzo arcivescovile
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l presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito stamattina “una emergenza pubblica” la violenza sulle donne. Si tiene oggi alle 16, nel palazzo arcivescovile di Monreale il convegno sul tema “Violenza sulle donne: quando codice rosso. Focus sulle donne straniere”, voluto dall’associazione “Donna Attiva” e dalla Caritas diocesana, che da cinque anni collaborano con uno sportello aperto nei locali del Complesso di San Gaetano. Lì, riferisce il Sir, un team di professioniste (un avvocato, una assistente sociale ed una psicologa) accolgono le richieste di aiuto delle donne in difficoltà e orientano sui percorsi da intraprendere per la loro risoluzione.


Codice rosso

Il programma prevede i saluti da parte dell’arcivescovo mons. Michele Pennisi, di Alberto Arcidiacono, sindaco di Monreale, e di vari esponenti del governo regionale. Nell’occasione sarà presentato il libro “Donne Crocifisse” di don Aldo Buonaiuto con la prefazione di Papa Francesco. Saranno letti alcuni brani tratti dal libro a cura degli studenti del liceo scientifico “Emanuele Basile – Mario D’Aleo”di Monreale, alla presenza dell’autore. Le relazioni saranno tenute da Fabiola Furnari, sostituto procuratore presso la procura generale di Caltanissetta, su “Strumenti di contrasto alla violenza sulle donne: criticità e progressi fino al codice rosso” e da Francesco Pira, sociologo e docente di comunicazione e giornalismo presso l’Università di Messina sul tema “La violenza sulle donne narrata dai media e postata sui social”. Concluderanno i lavori: Rosaria Messina, Angela Ganci e Teresa Pupella, rappresentanti del Centro di ascolto “Donna” di Monreale.


Le “sorelline”

“Attraverso le testimonianze delle donne raccolte in strade, don Aldo Buonaiuto ci aiuta, in questo testo così ricco di emozioni, a comprendere l’urgenza di non lasciare più soffrire nessuno da solo - spiega Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi -. Affinché oltre a mettere la spalla sotto la croce possiamo continuare a dire a chi le fabbrica di smetterla, perché più nessuna bambina possa essere venduta e sfruttata. Quelle che don Benzi chiamava “sorelline” non vanno lasciate sole. La loro liberazione rafforza anche la nostra libertà interiore”.


Casa “Tra le nuvole”

Liberare dalla prostituzione coatta le schiave del racket è ormai diventato per la Comunità Papa Giovanni XXIII un impegno “costitutivo”, sottolinea Ramonda che ringrazia “don Aldo Buonaiuto, sacerdote della nostra Comunità che da sempre, sulle orme di don Benzi, soccorre in strada e accoglie nella casa “Tra Le Nuvole”, (ora dedicata a Papa Francesco), per la sua testimonianza in questo prezioso libro per dare voce alle “donne crocifisse”, le giovanissime ex-schiave della tratta che non possono essere soltanto oggetto di assistenza bensì protagoniste di una società che nel conoscerle, può diventare molto più umana”.


Contro la schiavitù della prostituzione

L’impegno nella liberazione delle donne vittime della tratta “ci insegna il valore supremo della libertà" e, puntualizza Ramonda, “nelle pagine di questo intenso libro-testimonianza di vite che si incontrano, riecheggiano le voci delle donne crocifisse, liberate dalla schiavitù della prostituzione”. Nei capitoli “sono disseminate le reali violenze subite, le sevizie e le minacce ripetute. Un appello alla coscienza individuale e collettiva a non cadere nella tentazione dell’indifferenza. Un’esortazione implicita ai legislatori a tutelare la dignità delle donne.


L’importanza della misericordia

“Il problema che la politica ha il dovere di affrontare sono le decine di migliaia di giovanissime donne, costrette a prostituirsi, rese schiave dalla criminalità organizzata e dai clienti che sfruttano la loro condizione di vulnerabilità e che non devono essere né spostate né consolate, ma liberate - afferma Ramonda -. Il Papa ha ascoltato il grido di queste figlie venendo personalmente ad incontrarle, aprendoci il suo cuore di Pastore universale ed insegnandoci l’importanza della misericordia. Anche questa Sua straordinaria prefazione testimonia quanto abbia a cuore le vittime innocenti”.


Il dramma nelle strade

“A Montecitorio ho ascoltato più volte autorevoli esponenti di Svezia, Norvegia, Francia spiegarci il valore supremo della dignità umana, l’incompatibilità della prostituzione con la libertà della persona e, soprattutto, la violenza che viene sempre espressa quando più uomini, ogni giorno, chiedono sesso a una stessa donna- racconta don Aldo Buonaiuto -. E’ stato ricordato il dramma che si consuma sulle nostre strade, un fenomeno attualmente quadruplicato a causa delle organizzazioni criminali che portano le ragazzine nigeriane nella nostra penisola con l’unico obiettivo di ridurle in macchinette per fare soldi veloci da re-investire nella compravendita di droga e armi”.


Piaga sociale

Un mercato sciagurato, secondo il sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII, dove il cosiddetto cliente diventa di fatto corresponsabile. Infatti, è la domanda che produce un’offerta così smisurata e quindi, coloro che richiedono persone giovanissime per soddisfare i propri turpi sfoghi, sono complici e benefattori del racket. “Il contrasto a questa piaga deve fondamentalmente partire dal cuore, dalla coscienza di ognuno che, al di là delle logiche di partito o altro, dovrebbe chiedersi: e se un giorno le nostre figlie o nipoti dovessero diventare come le vittime abbandonate e sole di oggi? - si chiede don Buonaiuto -. Coloro che vogliono riaprire i bordelli o non conoscono il reale fenomeno della criminalità organizzata oppure sono in malafede. L’unica via per liberare le donne schiavizzate dalla prostituzione è unirsi come un vero popolo che si mette dalla parte di chi è drammaticamente dimenticato”.

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