GIOVEDÌ 04 LUGLIO 2019, 00:00, IN TERRIS


CHIESE A PORTE APERTE

Apertura automatizzata in 11 chiese del Piemonte

Tramite una app si entra in cattedrali e luoghi sacri delle diocesi sabaude

GIACOMO GALEAZZI
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La cappella di San Bernardo. Nel riquadro, la targa con il codice interattivo per l'app
La cappella di San Bernardo. Nel riquadro, la targa con il codice interattivo per l'app
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n cattedrale con una app. Al via l’apertura automatizzata di 11 beni culturali ecclesiastici in Piemonte, nei quali sarà possibile accedere tramite smartphone con la app "Chiese a porte aperte". Una modalità tecnologica innovativa, unica in Europa, sviluppata nell’ambito del grande progetto Città e Cattedrali, ideato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e dalle Diocesi del territorio, in collaborazione con la Regione Piemonte e gli organi periferici del Mibact, per ampliare le opportunità di accesso alle numerose testimonianze d’arte sacra nel nostro Paese. L’iniziativa, riferisce l’Adnkronos, è resa possibile grazie all’impegno economico della Fondazione Crt, con il cofinanziamento della Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici del Piemonte e della Valle d’Aosta e la partecipazione degli enti proprietari dei beni, sotto l’alta sorveglianza dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio.  Dopo la sperimentazione avviata con successo sui primi due “beni-test” la Cappella di San Bernardo di Aosta a Piozzo, in Provincia di Cuneo (Diocesi di Mondovì) e la Cappella di San Sebastiano a Giaveno (diocesi di Torino), il sistema di apertura e narrazione automatizzata viene esteso ad altre 11 cappelle e chiese piemontesi. Sono la Chiesa di San Salvatore a San Damiano Macra; la Cappella di San Giulio a Lemie di Lanzo; l’Oratorio di San Michele a Serravalle Langhe; la Cappella di San Rocco a Mombarcaro; il Santuario di Nostra Signora del Tavoleto a Sommariva Perno; la Cappella di San Sisto a Bardonecchia (Melezet); la Cappella di Notre Dame de Coignet a Bardonecchia (Les Arnauds); la Cappella di Sant’Andrea delle Ramats a Chiomonte; la Confraternita di San Francesco a Santa Vittoria d’ Alba; la Cappella di San Bernardino a Lusernetta; la Chiesa di Santa Maria di Missione a Villafranca Piemonte.


L’accordo vescovi-regione

La regione Piemonte e la Conferenza episcopale del Piemonte avevano già approvato lo scorso anno un accordo triennale per lo sviluppo e la valorizzazione del sistema archivistico, museale e bibliotecario ecclesiastico regionale: il documento impegna i due enti a mettere a punto un insieme coordinato di attività e iniziative con l’obiettivo di salvaguardare, valorizzare e aumentare la fruizione di questi beni da parte di cittadini, studiosi e visitatori. L’accordo prevede, quindi, una serie di azioni e di ambiti di intervento e, allo stesso tempo, un sostegno economico pari a oltre un milione di euro così ripartiti: 720mila euro a carico dell’ente regionale e 360mila euro a carico dei vescovi. Tra le linee di intervento  per i beni culturali, c’era appunto l’implementazione del progetto delle aperture automatizzare - già attivo alla Cappella di San Sebastiano di Giaveno e alla Cappella di San Bernardo d’Aosta a Piozzo - in particolare attivando delle sperimentazioni sui circuiti di valorizzazione legati al gotico e al romanico. Per i beni librari, il censimento e la messa in sicurezza dei fondi di interesse storico-culturale delle parrocchie. L’impegno riguarda anche le legature storiche e di pregio. In ambito archivistico, l’impegno è quello di proseguire con la descrizione e il riordino dei fondi documentari, di valorizzare le raccolte storiche delle visite pastorali, di portare avanti la digitalizzazione dei giornali diocesani e di far dialogare il portale culturale della Conferenza episcopale italiana (BeWeb) e il sistema regionale Mèmora. In ambito museale si lavora congiuntamente per l’applicazione degli standard museali in previsione dell’attivazione del Sistema museale nazionale (prevista dal decreto ministeriale 113 del 2018). Sono in corso, inoltre, interventi di recupero, restauro e allestimento del patrimonio culturale appartenente a enti ed istituzioni ecclesiastiche, definiti nell’ambito della commissione paritetica regionale, istituita per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali di interesse religioso e prevista da un precedente accordo tra regione Piemonte e conferenza episcopale piemontese.


Il ruolo dei volontari

I beni per l’apertura automatizzata sono stati selezionati sulla base di specifici criteri: l’assenza di beni mobili all’interno e di un portale storico all’ingresso, la presenza di elementi di interesse architettonico o pittorico nella cappella, la vicinanza a siti di rilievo, la collocazione in un sistema più ampio di “wellness” e turismo responsabile (via Francigena, percorsi enogastronomici e turistici), la partecipazione attiva da parte della comunità (con un cofinanziamento di circa il 30%), evidenzia l’Adnkronos. "L'iniziativa unisce attenzione al territorio e apertura al mondo. Queste cappelle sono tesori del territorio, amati e curati dal territorio -ha sostenuto il Delegato per i Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Piemontese monsignor Derio Olivero -. Questo intervento apre le cappelle al mondo, sia perché allarga la possibilità di visita, sia perché mira a creare circuiti degni di essere fatti conoscere fuori dai confini italiani. I luoghi scelti sono tesori che riceviamo dai nostri avi. Nostro compito è mantenerli vivi. L'iniziativa mira a rispettare la tradizione trasmettendola". "L’innovativo progetto “Città e Cattedrali” - ha sottolineato il presidente Fondazione Crt, Giovanni Quaglia - continua a crescere grazie alla sinergia tra le forze del territorio, al radicato senso di “communitas”, alle opportunità offerte dalla tecnologia, intesa come uno strumento integrativo della preziosa opera dei volontari, che hanno partecipato alla definizione del progetto. Le aperture automatizzate, ultimo tassello di un lungo percorso che negli anni ha messo in rete oltre 500 beni ecclesiastici del Piemonte e della Valle d’Aosta, intendono valorizzare i siti storici legati a una comunità che se ne prende cura, come luoghi vivi e riconosciuti di incontro e inclusione culturale e sociale. Un nuovo modo per conoscere la bellezza del nostro territorio".

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