Crema, quell’alone di mistero che avvolge la morte di Mauro Pamiro

Che cosa è successo nella notte tra il 27 e 28 giugno, giorno in cui Marco Pamiro è deceduto? I punti che destano perplessità sul caso di Crema

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:10

Un alone di mistero sembrerebbe avvolgere la morte di Mauro Pamiro, 44 anni professore di informatica all’istituto Galielo di Crema, deceduto nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno. Era sposato con Debora Stella, di qualche anno più grande di lui, grafica pubblicitaria, senza figli.

I fatti

Dopo una serata che avrebbe trascorso con alcuni amici, come riporta il quotidiano.net, Mauro avrebbe fatto ritorno a casa e avrebbe trascorso la serata con la moglie. Verso mezzanotte sarebbe uscito per “una passeggiata”. Non è mai rientrato a casa. Il suo corpo è stato trovato in un cantiere a circa 300 metri dalla sua abitazione. L’autopsia rivelerà che la morte è stata causata da lesioni interne compatibili con una caduta a precipizio, evidenti contusioni su un braccio e sul volto e una specie di buco sulla fronte.

Il giallo

Ci sono alcuni elementi che però avrebbero fatto sorgere dei sospetti sulla sua morte e non tutti avrebbero creduto all’ipotesi del suicidio. Il primo interrogativo che ha destato sospetti riguarda il punto da dove Mauro si sarebbe gettato. La villetta in costruzione nel cantiere, infatti, non ha ancora le scale interne. Per raggiungere il tetto, il professore si sarebbe dovuto arrampicare per la scala di ferro che collega i ponteggi. Impresa che sembrerebbe impossibile per lui che, come dichiarato il padre soffriva della distrofia muscolare di Becker. Sempre come riporta il quotidiano.net, l’autopsia ipotizza che il volo mortale sia avvenuto da un’altezza di 9-10 metri; la villetta in costruzione non supera i sei.

Sul corpo senza vita dell’uomo, rinvenuto senza scarpe, sarebbe stato trovato poco sangue. Inoltre, lo avrebbero trovato molto a ridosso dell’edificio, e non avrebbe avuto con sé né il cellulare né la medaglietta che portava sempre al collo.

L’altro elemento che ha destato sospetti negli inquirenti è la bicicletta bianca trovata all’ingresso del cimitero di Crema. Nel cestino c’era un sandalo di Mauro. La moglie, nel corso dell’interrogatorio avrebbe però rivelato che la mattina del 28 giugno si sarebbe recata al cimitero utilizzando quella bicicletta e indossando un paio di sandali del marito. Uscendo, dopo aver fatto visita alla tomba della madre, uno si è rotto e lo ha appoggiato nel cestino. Non trovando le chiavi della catena, avrebbe lasciato lì anche la bici.

All’interno dello stesso cimitero, adagiato sopra la tomba di un uomo morto nel 2016 sarebbe stato trovato, come riporta il sito milano.corriere.it, un cd di Mauro contenente la sua ultima canzone. E’ in inglese e si intitola “A last embrace“, “Un ultimo abbraccio”. Il testo è inquietante: “Quando vengono versati sangue e lacrime, per sigillare il nostro destino, non dovrai perderti un ultimo abbraccio… la più dolce regina del Paese delle meraviglie. Il tuo principe ti prenderà per mano e vivremo la nostra fiaba d’amore, dipendenza, dominio e dolore”.

Il dolore e lo strazio

Sono molti i punti su cui gli inquirenti dovranno fare chiarezza per dipanare la matassa di quello che sembrerebbe essere un vero e proprio giallo. Resta solo una certezza: lo strazio e il dolore dei familiari e degli amici di Mauro che si riflette nell’accorato appello di Marisa Belloni, madre dell’uomo: “Chi sa, parli”.

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