Messe nere in provincia di Salerno

Segnalazioni di messe nere in ospedali e monasteri abbandonati a Sarno in Campania

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:50

Bossoli di pistola, lampade, reperti usati per le messe nere, simboli religiosi trafugati in un monastero abbandonato. Accade di notte nell’ex ospedale di Sarno, comune di 32 mila abitanti in provincia di Salerno. Si moltiplicano le segnalazioni di riti occulti nel nosocomio dismesso.

Messe nere

Dietro le messe nere ci sono spesso le sette e le loro manipolazioni mentali. “Nel momento in cui l’adepto dovesse iniziare a dubitare in merito all’attività della setta, si comincia a esercitare una forma di pressing, che si conclude con il provocare un vero e proprio esaurimento nervoso alla vittima, al fine di renderla poco credibile, sia all’interno del gruppo settario sia all’esterno”, spiega a Interris.it l’esorcista don Aldo Buonaiuto, in prima linea contro l’occultismo con il Telefono Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII-. Inizialmente, viene detto all’adepto: ‘Tu hai dubitato di noi ed è gravissimo, per il momento ti mettiamo in punizione e vediamo se, alla fine del periodo di castigo, meriterai ancora la nostra fiducia“. Se la persona non rientra nei ranghi, inizia la fase della regressione che consiste nel provocare un forte stato di stress che rende la vittima ancora più fragile e la espone al monitoraggio continuo da parte degli altri adepti. Qualora l’adepto dovesse diventare un potenziale pericolo all’esterno del gruppo settario, minacciando di rivelarne i  segreti, allora si rende necessario renderlo poco credibile.E, quindi, psicologicamente impresentabile.

Sette occulte

“Si agisce in modo da iperstressare la vittima, provocando finte allucinazioni e danneggiandola psicologicamente– sottolinea don Buonaiuto-. E così, coloro che tentano di chiedere aiuto al di fuori della setta, si presentano come dei pazzi. Spesso, si sono verificati casi di persone che hanno testimoniato che si sono trovati un cane o un gatto morti davanti al loro portone, le luci accese in casa, l’appartamento invaso da formiche e altri insetti, i freni della macchina malfunzionanti, oggetti che hanno preso improvvisamente fuoco, e hanno ricevuto telefonate anonime notturne. Insomma, viene
indotto uno stato di ansia e paranoia tale da portare la persona a fare uso, nella maggior parte dei casi, di psicofarmaci“. Una regressione psicologica, quindi. Quando la vittima diventa un potenziale pericolo per la setta, la si manipola mentalmente. E, in questo caso, è una manipolazione inversa, e cioè non serve a reclutare ma a difendere il gruppo dalla minaccia di chi, uscendone, può parlare, far partire delle denunce e, quindi, danneggiarlo. Di solito, in questi casi entra in gioco anche la tortura. La vittima non viene soltanto stressata ma viene anche perseguitata psichicamente, calunniata, infamata. Molti, in particolare quelli per impiccagione, sono riconducibili proprio a questo violento pressing psicologico attuato dalle sette in fase di uscita degli adepti.

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