Inferno di bombe e scontri. La maledizione della guerra civile in Etiopia

La crisi etiope si avvita in un'escalation di violenze e bombardamenti dell'aeronautica contro la regione ribelle. Il governo di Addis Abeba non riconosce le elezioni locali. La tragedia della popolazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Tigrai

Inferno in Etiopia. Una maledizione per l’angolo più povero del pianeta. Venti di guerra civile nell’Etiopia guidata dal primo ministro e premio Nobel per la pace, Abiy Ahmed. Il governo di Addis Abeba ha lanciato un’offensiva armata contro la regione dissidente del Tigray. Nel nord del Paese del Corno d’Africa. Scontri devastanti sono in corso ad ovest dello Stato. Truppe dell’esercito etiope sono state dispiegate ai confini delle regioni di Amhara e Afar. A sud ed est del Tigray, ci sono stati bombardamenti notturni. Il Parlamento ha approvato lo stato di emergenza.

Etiopia in fiamme

Il “via libera” ad una operazione militare da parte del premier Abiy è arrivato Ed è il punto di arrivo di un braccio di ferro tra il governo federale e il presidente della regione settentrionale Gebremichael. Un conflitto in atto da alcuni mesi. Soprattutto dopo le elezioni svoltesi nel territorio dissidente lo scorso settembre. E che Addis Abeba ha dichiarato illegali. Così il partito al potere nella regione, il Fronte di liberazione del popolo Tigray (Tigray People’s Liberation Front, TPLF), è stato inserito nella lista nera.  Nella lista stilata dal governo centrale è bollato come “criminale“. La miccia delle tensioni politiche era quindi già accesa. Ma la situazione sul terreno è ulteriormente precipitata nei giorni scorsi. A seguito di un attacco a una base militare dell’esercito federale nel capoluogo di Makallé, attribuito a forze fedeli al partito al potere nell’area, il TPLF.

Dispiegamento di truppe

Abiy ha dato ordine di dispiegare truppe nella regione. Dichiarando ufficialmente che “è stata superata la linea rossa. L’esercito deve intervenire per portare a termine la sua missione. Per salvare il Paese e per evitare che la regione cada nell’inferno dell’instabilità“. Il premier ha anche decretato lo stato di emergenza nella regione. Poi approvato dal Parlamento. Lo stato di emergenza dà al governo tutti i poteri necessari per proteggere la pace e la sovranità del Paese. E per mantenere la sicurezza pubblica, la legge e l’ordine. Autorizzandolo anche a sospendere alcuni diritti politici e democratici. Come previsto dalla Costituzione. Oltre ai militari inviati da Addis Abeba, con nuovi rinforzi, il conflitto si sta inasprendo. Con bombardamenti dell’aeronautica etiopica sul Tigray.

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