Indagati 3 minorenni a Grosseto per una violenza di gruppo finita sui social

La violenza sarebbe stata anche ripresa con un telefonino e il video fatto poi girare in rete e su gruppi whatsapp

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:05

La ragazzina ha denunciato gli abusi e i presunti responsabili, che hanno 16 e 17 anni. Tre avvisi di garanzia con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. E’ questo il primo passo ufficiale della procura dei minori di Firenze, guidata dal procuratore capo Antonio Sangermano, nei confronti dei ragazzi ritenuti responsabili del presunto stupro commesso ai danni di una ragazzina durante una festa in un’abitazione a Marina di Grosseto.  Una violenza atroce unita alla gogna dei social.

Oggetti

Secondo il racconto fatto dall’adolescente (che dopo la denuncia presentata dai genitori è stata ascoltata dalla polizia con l’assistenza di uno psicologo, come riferisce La Nazione) durante una festa che era stata organizzata sabato sera sarebbe stata fatta entrare nel bagno dell’abitazione e lì i tre minorenni avrebbero compiuto la violenza, forse utilizzando anche degli oggetti trovati nella stanza.

Violenza

Uno di loro avrebbe fatto da palo, restando sulla porta, così da assicurarsi che nessuno potesse entrare. La violenza sarebbe stata anche ripresa con un telefonino e il video fatto poi girare sui social, soprattutto su gruppi Whatsapp. Il video è stato poi rimosso ma sarebbe finito ugualmente tra gli elementi in possesso della squadra mobile grossetana. Sulle violenze sulla donne sostiene Giorgia Meloni, leader di Fdi in un’intervista rilasciata a febbraio a Interris.it: “L’attenzione deve essere massima e l’impegno deve essere sia sul piano culturale che giuridico. A partire dalla certezza della pena: nessuna scorciatoia e nessuno sconto per chi commetta violenza sulle donne. La normativa italiana c’è e si è rafforzata con l’introduzione del Codice rosso, ma le leggi vanno implementate e rese operative concretamente. E le vittime che denunciano non vanno lasciate sole. Agli interventi normativi deve aggiungersi un impegno culturale, un cambio di passo e di mentalità ed educare al rispetto della donna”.

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