Quei migranti di cui nessuno parla

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:00

C'è un passaggio nella fotografia dell’anticipazione del Rapporto Svimez, presentato nei giorni scorsi, che ci fa rabbrividire: “Si delinea una netta cesura tra dinamica economica e dinamica sociale che tende ad escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro, ampliando le sacche di povertà e di disagio a nuove fasce della popolazione”. In pratica ci avverte che seppur in presenza di una risicata crescita dei parametri economici, le famiglie del Sud sono sempre più in difficoltà. Dietro quelle poche righe della Svimez si insidiano dei dati sconfortanti che ci offrono uno spaccato sul quale è necessario, anzi obbligatorio, intervenire in maniera strutturale e con una precisa strategia.

Dal 2010 è quasi raddoppiato il numero di nuclei familiari in cui tutti i componenti siano alla ricerca di lavoro (da 362.000 a 600.000), mentre aumentano in modo esponenziale le “partenze” dei nostri giovani verso mete più sicure che vanno dal Nord Italia ai paesi europei. Quindi se non si inverte questa tendenza tra qualche anno avremo un Mezzogiorno spopolato e più povero. Come Cisl abbiamo più volte ripetuto, in questi anni, che la crescita dell’Italia senza quella del suo Sud sarebbe stata insufficiente e monca, perché lo squilibrio e la disomogeneità economica, aggravati dagli scarsi investimenti in infrastrutture e capitale umano (specie quello giovanile) non possono innescare quel meccanismo virtuoso per lo sviluppo dell’intero Paese.

Sono appelli caduti nel vuoto anche a causa di una classe politica che da anni predilige lo scontro tra istituzioni locali e centrali su tutti i temi che riguardano la crescita. Si ha la sensazione di essere in stand-by, in attesa che sia il tempo a cambiare le cose in maniera esogena e non il dialogo con le forze rappresentative e l’unità d’intenti utile a far ripartire in modo organico, Nord e Sud. Rispetto all’analisi della Svimez, che riguarda il Sud nel suo complesso, non è dissimile la situazione in Puglia; ed è per questo che abbiamo proposto agli altri due sindacati confederali un Patto per lo sviluppo e l’occupazione da proporre anche alla Confindustria e da presentare alla istituzione regionale. 

Siamo convinti come Cisl che predisporre un percorso comune ragionato possa dare risposte alle numerose opportunità che la Puglia, e l’intero Mezzogiorno, è in grado di offrire a quei comparti economici che hanno risentito della lunga crisi. Un piano di lavoro con una visione d’insieme che mette in campo strategie mirate a nuovi investimenti, pubblici e privati, indispensabili per il cambio di passo necessario allo sviluppo ecocompatibile e alla crescita. Ma oltre alle dinamiche economiche è nostro preciso dovere dare risposte alle difficoltà delle famiglie in campo sociale e sanitario. Occupazione e welfare sono due lati della stessa medaglia che attenuerebbero quelle disuguaglianze su cui il rapporto Svimez ha puntato l’attenzione.

Daniela Fumarola – Segretario Generale Usr Cisl Puglia

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