MERCOLEDÌ 27 SETTEMBRE 2017, 03:05, IN TERRIS

Quando il Mediterraneo evaporò scatenando la furia dei vulcani

ANTONIO DI MOLA
Una colata di lava che sfocia nell'oceano da una delle isole vulcaniche dell'arcipelago delle Hawaii
Una colata di lava che sfocia nell'oceano da una delle isole vulcaniche dell'arcipelago delle Hawaii

Che volto avrebbe l’Europa senza lo stretto di Gibilterra, o senza l’arcipelago delle Baleari? Come sarebbe il Vecchio Continente se il Mar Mediterraneo evaporasse quasi del tutto, ridisegnando il profilo della Penisola iberica, italica o dei Balcani? L’uomo si troverebbe davanti a uno scenario certamente surreale. Eppure, diversi millenni fa, il Mare Nostrum ha subito un drastico calo del livello delle sue acque: divenne talmente basso fino a sfiorare il prosciugamento, mentre nel sottosuolo il magma si espandeva e scatenava una serie di eruzioni vulcaniche nelle zone che oggi corrispondono alla Spagna meridionale, al Marocco, all’Italia, all’Egeo, alla Turchia e alla Siria.


Un mare a secco

Secondo uno studio effettuato da gruppo dell’Università di Ginevra, e coordinato dall’italiano Pietro Sternai, ciò sarebbe accaduto fra cinque e sei milioni di anni fa, quando il Mediterraneo “evaporò” in seguito a uno sconvolgimento climatico le cui origini non sono ancora note. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, consiste anche in un modello che Sternai ha così spiegato: “Questa mappa offre un’ulteriore prova di come il livello del Mediterraneo si fosse abbassato fino a 2 chilometri, era quasi completamente secco”. Guardando agli sconvolgimenti climatici avvenuti in passato, in effetti, era noto che l’attività vulcanica sulla terraferma si riduce quando lo scioglimento delle calotte glaciali fa salire il livello degli oceani. “Non si sapeva invece – ha osservato il ricercatore – che cosa succede quando il livello dei mari si abbassa. Ma adesso sappiamo che se si leva una bella fetta del peso sulla crosta terrestre, sui continenti può aumentare l’attività vulcanica”.


Lo studio

Come riporta l’Ansa, il punto di partenza dei ricercatori è stata l’analisi dei depositi di sale che si trovano sui fondali del Mediterraneo, che si ritiene si siano formati fra 5 e 6 milioni di anni. Era noto, finora, che si fossero formati quando il Mediterraneo letteralmente evaporò, isolandosi dall’oceano Atlantico, nell’evento noto come “crisi di salinità del Messiniano“. Delle conseguenze di quell’evento vi erano invece solo delle ipotesi, e la prima risposta attendibile arriva dal modello elaborato dai ricercatori di Ginevra, basato interamente su dati geologici. Quello che ne viene fuori è una fotografia che indica come il livello dell’acqua nel Mediterraneo si abbassò molto rapidamente, provocando in questo modo una decompressione del mantello terrestre. Questo fenomeno, a sua volta, fece sentire i suoi effetti sul magma, che trovò via libera per dare origine a una serie di eruzioni vulcaniche.


In Italia

Di quei vulcani, ciò che rimane in Italia, ha concluso Sternai, “sono intrusioni di magma che restano a bassa profondità, incastrate nella crosta terrestre sotto le isole d’Elba e del Giglio. In Grecia, il vulcano di Santorini potrebbe essere il ‘successore’ di uno di quegli antichi vulcani“.

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