Non solo Cagliari: gli exploit leggendari del calcio italiano

Cinquant'anni fa lo scudetto dei sardi, impresa epica ma non l'unica nella storia del pallone nostrano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:24

Funzionò tutto in quel 1970. Forse perché in panchina c’era uno come Manlio Scopigno, l’allenatore “filosofo” nell’epoca dei maghi. Davanti un “Rombo di tuono”, per dirlo alla Brera. E tra lui, Riva, e il portiere Albertosi, l’ossatura del Cagliari dei miracoli, che andava da Cera e Niccolai fino a Nené e Greatti, tutta gente in grado di dire la sua in un gruppo coeso, che riuscì a compiere una delle imprese più incredibili della storia del calcio italiano: “Stiamo parlando del ’70 – ebbe modo di dire lo stesso Cera in un’intervista a Gianni Mura -, il Cagliari era una simpatica novità ma non una potenza a livello mediatico”. Quella “simpatica novità”, però, lo scudetto al petto riuscì a cucirselo. Un po’ come fecero il Blackburn o il Leicester in Inghilterra, capaci di interrompere in Premier League lo strapotere delle Big Five. E come avrebbero fatto, di lì a qualche lustro, squadre come il Verona o la Sampdoria.

L’impresa

A cinquant’anni da quell’impresa, il Cagliari di inizio stagione 2019-2020 sembrava promettere bene. Certo, non in modo tale da far pensare a una replica clamorosa del gruppo di Riva, ma quantomeno a un’annata “alla Atalanta”, magari con qualificazione in Europa League. Non è stato del tutto così, stop Covid a parte, ma per quasi un girone il Cagliari di Maran fece pensare vagamente a quello di Scopigno. Oggi lo strapotere calcistico è lo stesso di allora, anche se il calcio è meno romantico, fatto più di numeri che di gruppi. Circostanze che rendono forse meno possibili imprese come quella del Cagliari del ’70 ma che, in qualche modo, contribuiscono ad alimentarne la leggenda.

Leggende piemontesi

Del resto, il nostro calcio non è certo esente di “anni da Leicester”, specie agli albori dello sport professionistico nel nostro Paese. Quando, per intenderci, non era una novità uno scudetto della Pro Vercelli ma fecero la storia lo scudetto del Casale nel 1914, in finale contro la Lazio, o quello della Novese nel 1922. Uniche due città non capoluogo di provincia a potersi fregiare del titolo di campione d’Italia. Trionfi simili, entrambi probabilmente irripetibili, subito prima e subito dopo la Grande Guerra. In due tornei peraltro profondamente diversi: la Novese si impose nel campionato Figc, non riconosciuto dai club più blasonati, che scelsero di partecipare alla rassegna della Confederazione calcistica italiana da loro creata (e che durò solo per quella stagione). Il Casale, invece, si impose toccando l’apice della sua storia calcistica, confermando le qualità già intraviste nello storico match contro il Reading, che ne fece la prima squadra italiana a trionfare contro una inglese.

Coppe Italia storiche

Lo stesso “anno del Verona” costituirà un precedente fin qui irripetuto (perché, a ben vedere, la Sampdoria confermò la parabola magica dello scudetto con altri successi). Più interessante, forse, parlare di trionfi sfiorati, come quello del Perugia, secondo e imbattuto nella stagione 78-79, o quello del Venezia, terzo nel ’42 ma in lotta fino alla fine con la Roma campione e il Torino. A proposito dei Leoni di San Marco, nella loro bacheca spicca la Coppa Italia nella stagione precedente. Primo e unico grosso trofeo della loro storia. Quello che riuscì, nell’anno magico 1922, ad aggiudicarsi il Vado o, nel 1997, il Vicenza. Ci sarebbe anche il successo nel 1963 dell’Atalanta ma, vista la bergamasca di oggi, non sembra più qualcosa di davvero irripetibile.

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